Il penale incontra l’IA: i rischi e le opportunità. Recensione ad Antonio Incampo e Nicola Triggiani (a cura di), Giudizio penale e intelligenza artificiale. Una riflessione sistemica, Cacucci Editore, 2026 (Vincenzo Giglio)

È utile ricordare in premessa che l’opera recensita è pubblicata in open access e quindi liberamente scaricabile dal sito della Casa editrice Cacucci di Bari all’interno della Collana “Unità del sapere giuridico. Quaderni di scienze penalistiche e filosofico-giuridiche”.

Un recente saggio di cui è coautore il sempre lucidissimo Henry Kissinger, (Kissinger, Schmidt, Huttenlocher, L’era dell’intelligenza artificiale. Il futuro dell’identità umana, Milano, 2023), constata l’esistenza di tre possibili atteggiamenti verso l’IA: il rifiuto spaventato, il fideismo acritico, la collaborazione.

Due opposti massimalismi e in mezzo il sentore di una gigantesca rivoluzione, delle opportunità e dei rischi che ne derivano e della necessità di accostarvisi con la massima consapevolezza possibile.

È indubbiamente quest’ultima la strada scelta dagli Autori dell’opera recensita.

Il suo sottotitolo, Una riflessione sistemica, offre la prima indicazione caratterizzante: il “fenomeno” IA può essere colto – meglio, si può provare a coglierlo – solo se non si cede alla tentazione di considerarlo per frammenti e per competenze settoriali.

Un sapere “finito” non regge il confronto con un sapere tendenzialmente senza limiti.

Un pensiero codificato, sedimentato ed esplicito fatica a incontrarne un altro in continua evoluzione e per molti versi imperscrutabile.

Si spiega così l’interdisciplinarietà dell’opera che si giova, anche grazie al progetto di partenariato esteso FAIR (Future AI Research), dell’apporto di studiosi e pratici del diritto, giusfilosofi, studiosi e specialisti di sistemi di elaborazione delle informazioni, informatici, matematici e imprenditori attivi nei settori della tecnologia avanzata.

Questa fusione innovativa di competenze ed esperienze ha consentito di mettere a fuoco tre direttrici essenziali: l’applicativa, la regolatoria e la riflessiva alle quali corrispondono rispettivamente i capitoli dedicati alle tecnologia, al diritto ed alla filosofia, ognuno affrontato in modo capillare e con orizzonti estesi.

La parte applicativa offre al lettore la prospettiva di ciò che si sta facendo per promuovere sistemi di IA simbiotici, cioè tali che il confronto tra l’intelligenza artificiale e l’essere umano che la usa produca il miglioramento delle conoscenze di entrambi, human-centric, cioè capaci di assicurare il controllo all’utente umano, nel pieno rispetto dei suoi diritti e delle sue regole etiche e affidabili per ognuno dei parametri individuati dalle Linee guida messe a punto da un panel di esperti istituito dalla Commissione europea.

È di grande interesse, sempre in questa prima parte, il faro aperto sui supporti fisici e tecnologici necessari per il funzionamento dell’IA e la trasmissione dei dati che ne alimenta le applicazioni (reti di telecomunicazione, data center e potenza di calcolo, geopolitica e disponibilità di tale potenza) con tutto ciò che ne consegue in termini di uso di risorse limitate, di concentrazione di potere in poche mani, di limitazioni di accesso suscettibili di determinare un allarmante digital divide.

La parte regolatoria è quella in cui è più rilevante l’apporto dei giuristi e si viene a stretto contatto con le implicazioni e le ricadute dell’IA nel giudizio penale.

Alle applicazioni già possibili e sperimentate si affianca – e non poteva essere diversamente – una componente visionaria e predittiva: si può immaginare in parte ciò che avverrà, si può provare a distinguere ciò che potrà consentirsi e ciò che invece si dovrà respingere ed evitare.

Eppure, quanto dell’immaginazione di oggi sarà confermato o smentito, quali delle attuali remore giuridiche, psicologiche ed etiche saranno ancora vitali e quali abbandonate lungo la strada, quali beni e interessi saranno promossi e quali finiranno nel dimenticatoio, quali protagonisti del giudizio prevarranno e quali soccomberanno, quali paradigmi si imporranno e quali saranno svalutati, tutto questo nessuno può davvero dirlo.

Un ignoto affascinante, senza dubbio, che porta tuttavia con sé complessità e rischi.

La terza e ultima parte, quella riflessiva, si misura anch’essa con quello stesso ignoto.

Fatta di domande più che risposte, di speranze più che certezze, è quella che più delle altre mette al centro l’umanità posta di fronte a una sfida che, per una volta, non è esagerato definire epocale e che si esprime attraverso confronti che potrebbero tramutarsi in contrapposizioni.

Dalla diade uomo-macchina discendono tutte le altre e nessun ambito ne è escluso: il linguaggio, i processi volitivi, l’imputazione di ciò che accade, le coordinate dello spazio e del tempo, l’idea della comunità, delle sue regole e della sua rappresentanza, ognuno di questi temi potrebbe essere declinato in modo diverso secondo che la declinazione derivi da un impulso umano o da uno algoritmico.

Siamo di fronte a questo tipo di sfida e, come detto in premessa, se non possiamo prevederne l’esito, abbiamo comunque il dovere di apprezzarne la complessità e di attrezzarci al nostro meglio per affrontarla.

L’opera affidata alla curatela di Antonio Incampo e Nicola Triggiani è un solido aiuto in questo impegno e vale la pena approfittarne.

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