Clementina Forleo: una giudice eretica che ci ricorda il motto “Non riusciranno a farmi tacere” (Abate Faria)

La dottoressa Forleo ha sperimentato sulla sua pelle cosa significhi essere “eretica” nella magistratura.

Oggi presiede un collegio della terza sezione penale della corte di appello di Roma ma ricorderete che nel 2007 era Giudice delle indagini preliminari a Milano dove seguiva l’inchiesta della scalata alla BNL e dichiarò di subire pressioni dai “poteri forti”.

Non solo, la dottoressa Forleo ebbe l’ardire di presentarsi davanti ad una platea di avvocati in un convegno organizzato dalla Camera penale di Milano e dichiarare ma facciamolo dire direttamente a lei: “Sulla separazione delle carriere mi espressi favorevolmente nel gennaio del 2007 nel corso di un convegno organizzato a Milano dalle Camere Penali. Ci fu una standing ovation della classe forense presente, come da titolo apparso sul Corriere della Sera, ma molti miei colleghi non la presero bene. Ritengo anche oggi, senza timori, che solo attraverso un’ effettiva parità tra accusa e difesa il nostro sistema giudiziario potrebbe essere all’ altezza di un vero e proprio Stato di diritto”.

Siamo nel 2007, sono trascorsi 19 anni ma coerentemente la Forleo ha mantenuto la sua posizione in proposito ed oggi è tra i 51 magistrati che si sono esposti firmando una dichiarazione per il Si al referendum del 22 e 23 marzo.

Torniamo da dove siamo partiti e la posizione eretica della Forleo viene ben descritta da Luca Palamara nel libro-intervista di Alessandro Sallusti ‘Il Sistema’: “La procura di Milano non è quella di Catanzaro, è un monolite, un fortino delle correnti di sinistra, non espugnabile, neppure dall’Anm o dal Csm. Qualcuno sostiene sia un tempio, e nei templi non è ammessa l’eresia”.

Prosegue Palamara: “L’eretica in questione è appunto Clementina Forleo, che da gip osa sfidare la procura sia la sinistra, nella primavera 2007 al governo. L’inchiesta è quella dei Furbetti del quartierino. La procura di Milano non la prende bene, il Pds neppure. Io capisco che non abbiamo scelta, al di là del merito tecnico-giuridico delle sue decisioni Clementina Forleo va rimossa, è un pericolo, e mi esprimo anche pubblicamente in tal senso, sia come Anm sia come capocorrente, dando indicazioni in tal senso ai miei uomini dentro il Csm, che infatti la trasferisce di peso al tribunale di Cremona”.

La reprimenda della Prima Commissione del Csm è particolarmente dura: la dottoressa Forleo viene descritta come una persona che ha “una notevole propensione a condotte vittimistiche e una marcata carenza di equilibrio”, inoltre i suoi atteggiamenti denotano una tendenza alla “personalizzazione delle vicende processuali a lei affidate (soprattutto quelle aventi forte carattere mediatico)”. Giudizi scritti dalla Prima Commissione del Csm nella relazione finale con la quale propone al plenum del Palazzo dei Marescialli di trasferire da Milano la Forleo in relazione alle dichiarazioni rese ad “Anno zero” e a quelle sul presunto insabbiamento di provvedimenti sulle indagini delle scalate bancarie.

A favore del trasferimento hanno votato cinque componenti su sei.
In particolare, ad avviso della Prima Commissione del Csm, gli atteggiamenti del giudice Forleo sono “tali da determinare contrasti, conflitti e sospetti nei confronti dei magistrati di uffici con lei in contatto anche nella sede giudiziaria milanese”.

Inoltre, “questa abnorme personalizzazione insieme alla già segnalata carenza di equilibrio è confermata – prosegue la Prima Commissione – anche da altre vicende risultanti dagli atti (quali i rapporti conflittuali o comunque difficili all’interno dell’ufficio e con il personale amministrativo e la vicenda processuale relativa al procedimento contro Bentiwaa Farida che ha, infine, condotto alla ricusazione della Forleo da parte del procuratore aggiunto di Milano Spataro e accolta dalla Corte di appello di Milano)”.

Tra le persone con i quali la Forleo ha intrattenuto rapporti alterati la Prima Commissione segnala il presidente del Tribunale di Milano, il presidente facente funzione dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, alcuni uffici dei giudici per le indagini preliminari ed il procuratore generale presso la Corte di appello di Milano.

In conclusione il trasferimento della Forleo – sul quale deciderà il plenum – è richiesto a seguito delle dichiarazioni rese dal magistrato “in trasmissioni televisive o alla stampa in ordine all’esistenza di “poteri forti” che, anche per il tramite di soggetti istituzionali, avrebbero interferito sull’esercizio delle sue funzioni giurisdizionali e dei rilievi mossi ai pubblici ministeri preposti alle indagini per la cosiddetta “scalata Bnl”, tesi a manifestare dapprima “allarme” per un asserito rallentamento delle indagini e poi “protesta” per un supporto insabbiamento in corso”.

La Prima Commissione ha invece disposto l’archiviazione della procedura nei confronti della Forleo per le dichiarazioni rese con riferimento alle indagini svolte a Brindisi “su molestie e danneggiamenti subiti dai genitori nel periodo immediatamente precedente il decesso degli stessi in incidente stradale”. L’archiviazione della procedura è stata richiesta anche per le dichiarazioni rese dalla Forleo nel convegno organizzato dalle Camere penali a Milano, il 20 gennaio 2007, sull’appiattimento tra giudice per le indagini preliminari e Pubblico ministero.

«Il giudice Forleo va trasferita» – Gazzetta del Mezzogiorno

Letto l’incolpazione ricordiamo che il Consiglio superiore della Magistratura decideva, nella seduta straordinaria del 22 luglio 2008, il trasferimento della dott.ssa Forleo per ragioni di “incompatibilità ambientale”, ai sensi dell’art. 2 del r.d.lgs. n. 511/1946, come novellato dal d.lgs. n. 109/2006.

Tale provvedimento veniva impugnato dallo stesso magistrato dinanzi al Tar Lazio, che, con sent. 29 aprile 2009, n. 4454, accoglieva il ricorso e annullava il provvedimento.

Lo stesso Csm, nella seduta del 27 maggio 2009, invitava l’Avvocatura generale dello Stato a proporre appello contro tale sentenza dinanzi al Consiglio di Stato, richiedendo altresì la sospensione dell’esecutività della delibera di primo grado, atteso che “l’eventuale esecuzione della stessa riproporrebbe gravi difficoltà per l’amministrazione della giustizia …”.

La vicenda è stato il primo caso di applicazione della disciplina sul trasferimento dei magistrati per incompatibilità ambientale e funzionale all’indomani della riforma del 2006.

La dottoressa Clementina Forleo ha vinto alla fine la sua battaglia.

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello del Csm e in conseguenza di ciò la prima commissione di Palazzo dei Marescialli ha dovuto annullare la sua originaria decisione. La proposta di reintegro a Milano è stata formulata dalla terza commissione del Csm e spiegata al plenum come “un atto dovuto” dal presidente della stessa commissione, il consigliere “togato”, Alberto Liguori.

Chiosiamo questo post ricordando la posizione della giudice eretica: “Ritengo anche oggi, senza timori, che solo attraverso un’ effettiva parità tra accusa e difesa il nostro sistema giudiziario potrebbe essere all’ altezza di un vero e proprio Stato di diritto”.

Scriveva Tommaso Campanella: “Non riusciranno a farmi tacere”.

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