Tribunale di Sorveglianza di … una magistrata utilizza ripetutamente un linguaggio aggressivo e volgare nei confronti di colleghi, avvocati e cancellieri ma … c’è sempre un ma che la salva dalla sanzione disciplinare.
In particolare la magistrata è stata incolpata in quanto designata a presiedere l’udienza dell’11.3.2020 presso il Tribunale di Sorveglianza di UFF 2, prima dell’inizio dell’udienza stessa, aggrediva verbalmente la dott.ssa NOME 3, Magistrato di Sorveglianza, componente del collegio, profferendo al suo indirizzo per due volte l’espressione “vaffanculo” e per avere mancato ai propri doveri di imparzialità, correttezza ed equilibrio e, per avere mantenuto un comportamento abitualmente e gravemente scorretto all’interno dell’ufficio giudiziario al quale risulta assegnata, minacciando la preparazione di un dossier contro il Presidente e i magistrati del Tribunale di Sorveglianza di UFF 2; esprimendosi anche pubblicamente e in presenza del personale di cancelleria, nonchè durante le riunioni di ufficio del 6.6.2019 e del 5.3.2020, con un linguaggio aggressivo e volgare; additando la dott.ssa NOME 4, nel corso di un incontro presso Villa XXX del novembre del 2015, come la responsabile dello sfascio e del disordine trovato nel tribunale di Sorveglianza; utilizzando espressioni quali “a sputo n’faccia”, riferita alla dott.ssa NOME 3; “continenza O cazz” riferita alla dott.ssa NOME 5; “mi dispiace solo per quel povero figlio tuo che ha una madre come te”, riferita alla dott.ssa NOME 6; “quella puttana della NOME 5”, frase pronunciata alla presenza della dott.ssa NOME 3; “Avvocà mica tenimmu a guallera”, pronunciata in udienza alla presenza della dott.ssa NOME 7; “io ti saluto ma ricordati che vi schifo a tutti quanti” , rivolta alla dott.ssa NOME 8; dichiarando al personale di cancelleria di “schifare” la dott.ssa NOME 7 più di quanto schifasse la dott.ssa NOME 4; Notizia circostanziata dei fatti acquisita in data 24.3.2021 con nota del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di UFF 2.
La Sezione disciplinare del CSM nella sentenza numero 61/2023 (Allegata al post) sottolinea che è tutto vero ma non c’è stato clamore esterno:
“Nel caso in esame i fatti dettagliatamente indicati nei capi d’incolpazione sono stati ritenuti sussistenti, pur con i limiti sopra esposti e con le contraddizioni pure sopra indicate.
Al contempo, però, per quanto detto innanzi, i fatti in sé, pur se ripetuti, sono risultati non sorretti da un dolo unitario, sono apparsi sganciati l’uno dall’altro, quasi occasionali, sono rimasti del tutto sconosciuti all’esterno, sì da non compromettere nemmeno in parte il prestigio della magistratura, e possono essere ritenuti del tutto inoffensivi ed episodici, comunque privi di quel livello di gravità necessario per ritenere che la vicenda abbia leso l’immagine esterna del magistrato ed il prestigio dell’ordine giudiziario
Certo, potrebbe obiettarsi che colui il quale ricorre all’utilizzo di parole ed atteggiamenti poco urbani non è un buon magistrato e non svolge serenamente la propria attività, manifestando incapacità nel relazionarsi con gli altri, ma tali aspetti ben possono essere oggetto di attenzione, ove esulino da mere intemperanze caratteriali (come nel caso in esame), in sede di valutazione di professionalità, sotto il profilo dell’equilibrio, della collaborazione prestata per il buon andamento dell’ufficio, della diligenza manifestata nella partecipazione alle riunioni previste dall’ordinamento giudiziario ecc..”
Alla fine la magistrata sarà pure fastidiosa o come si dice a Napoli “c’è abbuffato ‘a guallera” ma è “Na bona quagliona”
