“Me l’ha detto la mamma”: alla ricerca delle fonti dei tanti proclami sulla separazione delle carriere (Vincenzo Giglio)

Più si avvicinano le date del silenzio elettorale e del voto, più roboanti e imperiose diventano le proclamazioni delle opposte fazioni.

Talvolta – con le dovute eccezioni, si intende – sembra a una gara a chi la spara più grossa.

Si stanno usando tutte le corde possibili e tutti gli argomenti di più facile presa: la paura di un futuro buio o la promessa di un’alba luminosa, i buoni al sole e i cattivi destinati alle fogne oppure, al contrario, i cattivi sghignazzanti su spiagge alla Palm Beach e i buoni tremanti all’acqua e al vento, 007 c. Spectre, il Grande Vecchio e compagnia cantando.

Anche chi, sfinito dalla contesa, amerebbe sottrarsi, magari con un week-end in qualche incantevole borgo umbro, la mattina quando va a fare colazione al bar trova crocicchi di gente che discute infiammata.

È un vero sfinimento.

Una cosa però va detta prima di abbandonare l’argomento, almeno per un po’.

Quasi sempre latitano le fonti: la maggior parte dei proclamanti chiede al popolo di essere creduta sulla parola.

Ma c’è sempre qualche bastian contrario che chiede E chi te l’ha detto?

Qui mi è venuto in mente uno spot pubblicitario di qualche anno fa.

C’era un tipo (se non ricordo male, in pigiama) su un balcone, che arringava la folla sottostante.

Ricordo il senso ma non le parole e quindi le invento: perché questo fa bene, diventi più bello, più alto, la pelle più chiara e così via.

La folla ascoltava ammirata e convinta sennonché il bastian contrario di turno gli grida Ma chi te l’ha detto?

Il tipo sul balcone esita un attimo, alza gli occhi al cielo e poi l’ispirazione: Me l’ha detto la mamma.

Boato di consenso, finisce lo spot.

Non posso giurarci ma non mi sento neanche di escludere che prima o poi qualcuno dei protagonisti della campagna referendaria, se messo alle strette da qualche domanda di agitatori prezzolati, potrebbe cavarsela proprio così.

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