La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito, ai sensi dell’articolo 2 della Convenzione, che un’indagine su una morte avvenuta con il coinvolgimento di agenti dello Stato deve essere non solo effettiva, ma anche realmente indipendente, sin dalle sue primissime fasi.
Recentemente, nella sentenza Magherini e altri contro Italia (15 gennaio 2026), la Corte ha accertato la violazione dell’articolo 2 sotto il profilo procedurale, rilevando che l’affidamento delle prime attività investigative a soggetti appartenenti allo stesso corpo e alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti ha compromesso irreversibilmente l’indagine, trasformandola in una violazione dei diritti fondamentali.
La Corte Edu anche nella sentenza Alikaj e altri contro Italia (29 marzo 2011), ha affermato che la mancanza di indipendenza dell’indagine è di per sé sufficiente a determinare la violazione dell’articolo 2, a prescindere dall’esito penale del procedimento interno.
Oggi al Senato il Ministro Nordio risponderà all’interrogazione numero (3-02396) ”SULLO SVOLGIMENTO DI INDAGINI DI POLIZIA GIUDIZIARIA DA PARTE DEI CORPI DI APPARTENENZA DEGLI INDAGATI”
“Premesso che:
la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito in modo costante che, ai sensi dell’articolo 2 della Convenzione, un’indagine su una morte avvenuta con il coinvolgimento di agenti dello Stato deve essere non solo effettiva, ma anche realmente indipendente, sin dalle sue primissime fasi;
nella sentenza Magherini e altri contro Italia (15 gennaio 2026), la Corte ha accertato la violazione dell’articolo 2 sotto il profilo procedurale, rilevando che l’affidamento delle prime attività investigative a soggetti appartenenti allo stesso corpo e alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti ha compromesso irreversibilmente l’indagine, trasformandola in una violazione dei diritti fondamentali;
analogamente, nella sentenza Alikaj e altri contro Italia (29 marzo 2011), la Corte ha affermato che la mancanza di indipendenza dell’indagine è di per sé sufficiente a determinare la violazione dell’articolo 2, a prescindere dall’esito penale del procedimento interno;
tali pronunce evidenziano come indagini condotte da colleghi, superiori o appartenenti allo stesso apparato istituzionale degli agenti coinvolti nei fatti non siano compatibili con lo Stato di diritto, poiché minano la credibilità dell’accertamento, favoriscono l’impunità e svuotano di contenuto la tutela del diritto alla vita;
nonostante la chiarezza della giurisprudenza europea, nel nostro ordinamento continuano a verificarsi casi in cui il requisito dell’indipendenza investigativa viene sistematicamente sacrificato, con il risultato di esporre lo Stato italiano a condanne reiterate e di negare giustizia alle vittime e ai loro familiari,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga gravemente incompatibile con i principi costituzionali e convenzionali che l’Italia continui a consentire indagini su morti causate o avvenute durante interventi delle forze dell’ordine affidate, a seguito della delega del magistrato inquirente, anche solo nelle fasi iniziali a soggetti appartenenti allo stesso corpo o alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti, e quali iniziative urgenti intenda assumere per impedire che la violazione del requisito di indipendenza (già più volte censurata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo) continui a tradursi in una sistematica negazione del diritto alla verità e alla giustizia”.
Informeremo i lettori sul contenuto della risposta di Nordio.
