Giudice e pubblico ministero di Torino non sono incompatibili e non lasciano l’amaro in bocca agli … italiani (Abate Faria)

In questi giorni su alcuni quotidiani e sui social è rimbalzata la “notizia” che a Torino un processo è stato rinviato perché “giudice e pm sono marito e moglie”.

Naturalmente la “notizia” è stata rilanciata da Fratelli d’Italia che ha diffuso un post con il commento: “Gli italiani non possono sopportare tutto questo. Sì, lascia l’amaro in bocca” e il motto “Non è giustizia”.

In realtà, il giudice e il pm in questione sono separati e la loro presenza contemporanea nel Consiglio giudiziario di Torino: “Non dà luogo ad alcuna incompatibilità“, lo dichiara in una nota la presidente della Corte d’appello di Torino, Alessandra Bassi, con l’obiettivo di “fornire elementi di conoscenza utili a fare chiarezza e ad evitare possibili strumentalizzazioni“.

In realtà le strumentalizzazioni ci sono già state.

La presidente della Corte d’appello riferisce che “i magistrati in questione – eletti all’esito delle elezioni del 6 e 7 aprile 2025 – sono legalmente separati da gennaio 2024, situazione di separazione legale che, ai sensi dell’art. 19 dell’Ordinamento giudiziario (in tema di incompatibilità di sede per rapporti di parentela o affinità con magistrati) e secondo le indicazioni dell’art. 27 della delibera del Csm del 5 aprile 2024 (allegata al post) non dà luogo ad alcuna incompatibilità a far parte dello stesso ufficio giudiziario, dunque, a maggior ragione, a comporre l’organo elettivo in questione“.

Ritornando all’amaro in bocca degli italiani, se continua su questa falsariga la campagna referendaria di alcuni si potrebbe realizzare un pensiero di Ernest Hemingway:”Le pieghe amare intorno alla bocca sono il primo segno della sconfitta”.

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