Referendum giustizia: cambia il quesito sulla scheda? (Redazione)

Arriva l’attesa decisione che cambia il testo della domanda che sarà posta ai cittadini nelle urne

Segnaliamo la notizia pubblicata dal quotidiano la Repubblica a firma di Conchita Sannino, di solito molto ben informata:

“Referendum sulla giustizia, ecco la svolta della Cassazione. Dopo una lunga camera di consiglio, l’Ufficio centrale per il referendum del Palazzaccio ha ammesso il quesito presentato con la sottoscrizione di 500mila firme, lo scorso gennaio, frutto della mobilitazione promossa dal comitato dei “volenterosi”, i quindici giuristi guidati dall’avvocato Carlo Guglielmi. La suprema Corte ha assunto così la decisione più scomoda ma ovviamente, stando a quanto Repubblica ha raccolto, la più coerente “con il dettato della Carta”.

Di fronte a una tale pronuncia dell’Ucr, tutto potrebbe tornare in discussione: e solo un dettaglio, indicato dal presidente della Repubblica Mattarella – evitare di stampare le schede in attesa della Suprema Corte – impedirebbe di far slittare la data del 22 e del 23 marzo sulla consultazione legata alla riforma Nordio-Meloni.

Il quesito subisce, in ogni caso, le modifiche apportate dalla nuova formulazione.

Una pronuncia che a destra si dava come altamente improbabile, quasi fosse ritenuta un colpo di maglio sulle certezze del governo.

Tutta la questione che ha acceso la polemica politica e la disputa dei giuristi, negli ultimi mesi ruotava, in fondo, intorno a una semplice domanda: il fatto che i parlamentari (di maggioranza e anche di minoranza) avessero già proposto un quesito, che è stato ammesso dalla Cassazione e ha dato poi il via alla procedura arrivata fino alla fissazione della data, impediva o considerava di fatto meramente “reiterativa” l’iniziativa voluta dall’altro soggetto, cioè i cittadini (il terzo soggetto a cui la Costituzione affida questa facoltà è rappresentato dalle Regioni)? Oppure restava pienamente percorribile questa strada, con un nuovo quesito peraltro più rispondente alle indicazioni quando si chiede ai cittadini un sì e un no su una legge di revisione costituzionale, al fine di promuovere la più ampia e diffusa partecipazione all’istituto del referendum?

La nuova formulazione su cui l’Ufficio della Cassazione è stato chiamato a decidere oggi è più estesa di quella presentata dai parlamentari, e per i quali lo scorso novembre era già stata avviata, dopo il sì della Cassazione, la procedura per l’indizione della consultazione.

Il quesito presentato dai 15 giuristi è valutato più chiaro ed esplicito in riferimento agli articoli della riforma della giustizia che, sulle carriere dei magistrati e sulle funzioni di autogoverno delle toghe, modificano la Carta: si tratta della legge che, com’è noto, introduce la separazione tra pubblici ministeri e giudici ed istituisce tre nuovi organi – i due Csm per le due rispettive carriere, e l’Alta Corte disciplinare – nei quali solo i magistrati sarebbero eletti con sorteggio secco, una vera e propria estrazione a sorte.

Si attende il deposito dell’ordinanza dell’Ucr: che sarà immediatamente notificata alla presidenza del Consiglio dei ministri, al Quirinale e alla Corte Costituzionale, e naturalmente alle parti, quindi al comitato dei quindici e all’avvocato Guglielmi. Se la decisione andasse in quella direzione, significherebbe che ripartono i termini previsti dalla legge: un conteggio che confliggerebbe con la data già fissata del 22 e 23 marzo.

La pronuncia è particolarmente attesa, anche all’esito della sentenza del Tar Lazio che aveva rigettato la richiesta di sospensiva dei “volenterosi”. A fronte di responsi e analisi tecniche rivendicati dal governo – “Si tratta solo di una mossa dilatoria” – la Cassazione in questo caso riaffermerebbe il principio secondo cui le 500mila firme raccolte contro ogni previsione in pochissime settimane, (nel pieno delle vacanze natalizie) e legate ad un nuovo e più chiaro quesito erano il frutto di una legittima facoltà esercitata dai cittadini, proprio grazie alla Carta su cui la riforma intende mettere le mani”

Attendiamo conferme dall’Ufficio centrale per il referendum del Palazzaccio

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