Cosa sappiamo
…Gli impulsi non sono scelti: nascono automaticamente nel cervello
Le neuroscienze mostrano che molti impulsi e tendenze ad agire si attivano prima che la persona ne sia consapevole. Esperimenti famosi (Libet, Soon, Haynes) hanno evidenziato che il cervello prepara un’azione qualche millisecondo prima che la “decisione” arrivi alla coscienza; gli impulsi aggressivi, emotivi o istintivi nascono in aree profonde (amigdala, sistema limbico); la volontà non crea l’impulso, ma lo riceve.
Questo significa che non siamo responsabili dell’impulso in sé, perché non lo scegliamo.
…La volontà interviene dopo: il cervello ha un “freno” interno
La parte più evoluta del cervello, la corteccia prefrontale, ha vari compiti: valutare le conseguenze, frenare gli impulsi, ritardare o modificare un’azione, scegliere alternative più adeguate.
È il sistema di controllo esecutivo.
In altre parole: l’impulso è automatico, la gestione dell’impulso è la parte in cui interviene la volontà.
Le neuroscienze parlano sempre più di free won’t (libero “non‑volere”) più che di free will (libero volere).
…La decisione è un processo, non un atto istantaneo
Le neuroscienze descrivono la scelta come un percorso a più fasi: impulso automatico, consapevolezza dell’impulso, valutazione razionale e morale, inibizione o esecuzione.
Il libero arbitrio non è un “interruttore” ma una funzione emergente del cervello che integra impulsi, emozioni, memoria, regole e controllo.
…Libertà condizionata, non assoluta
La capacità di controllare gli impulsi varia in base a genetica, educazione, traumi, stress, sostanze, patologie, contesto sociale.
La libertà non è totale, ma graduale. Tuttavia, nella maggior parte delle persone, il sistema di controllo funziona in modo sufficiente da permettere scelte responsabili.
Quali implicazioni per il diritto penale
…L’impulso non è imputabile
Poiché l’impulso nasce automaticamente, non può essere considerato colpevole. Il diritto penale già lo riconosce: non si punisce il pensiero, ma l’azione.
… La responsabilità nasce dalla capacità di controllo
La responsabilità penale si fonda sulla capacità di comprendere il significato dell’azione, prevederne le conseguenze, inibire un impulso inadeguato.
Questa capacità coincide con ciò che le neuroscienze chiamano controllo esecutivo.
…Quando il controllo è compromesso, la responsabilità cambia
Se la corteccia prefrontale è danneggiata o alterata (patologie, sostanze, traumi), la capacità di inibire gli impulsi può ridursi.
Questo dialoga direttamente con la capacità di intendere e volere, il concetto di imputabilità, la valutazione del dolo, le situazioni di incapacità transitoria.
Il diritto penale, pur non parlando in termini neuroscientifici, già incorpora questa logica.
…La posizione più condivisa oggi
Le neuroscienze non negano il libero arbitrio, ma lo reinterpretano:
- non siamo liberi di scegliere gli impulsi ma siamo liberi (entro limiti) di scegliere come rispondere.
Il libero arbitrio non è indipendente dal cervello: è una funzione del cervello stesso, legata alla capacità di controllo.
In sintesi: la responsabilità penale non nasce dall’impulso, ma dalla capacità di gestirlo.
La storia
…Io
Ho una Norton Commando 750 Fastback, nera come la notte.
Ci tengo da morire.
L’ho pagata un botto, mi piace tanto, contribuisce a creare l’immagine che voglio dare di me.
…Tu
Non hai una Norton Commando.
Vuoi averla perché ci tieni da morire anche tu.
Non hai i mezzi per comprarla.
Progetti di prenderla a me.
Vieni a casa mia e ci provi.
…Io
Ti ho visto.
Non ruberai il mio sogno.
Ti sparo.
…Tu
Mi hai sparato.
Sto morendo.
Sono morto.
…Io
Dicono che tutto cominci prima che tu te ne accorga.
Che il cervello decida un istante prima di te.
Che l’impulso nasca da solo, come un riflesso.
Forse è vero.
Forse quando ti ho visto lì, vicino alla mia Norton,
qualcosa dentro di me aveva già scelto.
…Tu
Io non so cosa hai visto.
So solo che ero lì.
E che per te era abbastanza.
…Io
L’impulso è una scintilla.
Non lo scegli.
Ti attraversa.
È il corpo che reagisce, non la mente.
La mente arriva dopo, sempre dopo,
a mettere ordine, a dare un nome alle cose.
…Tu
Il mio nome per te è stato “pericolo”.
Non so perché.
Non so come.
So solo che è bastato.
…Io
Poi c’è il resto.
Il freno.
La voce che dice: aspetta, guarda, valuta.
La corteccia prefrontale, la chiamano.
Il posto dove nasce il controllo.
Il posto dove nasce la responsabilità.
Dove nasce il “non farlo”.
…Tu
Quella voce non l’hai sentita.
O forse l’hai sentita troppo tardi.
…Io
Non so se ho deciso io.
Non so se è stato il mio cervello.
So che l’impulso è arrivato prima.
E che non l’ho fermato.
E che questo, dicono, è il punto.
Non l’impulso.
La gestione dell’impulso.
…Tu
Io sono stato l’impulso che non hai gestito.
…Io
E adesso devo raccontarlo.
A loro.
A me.
A quella parte del cervello che arriva sempre dopo e che adesso deve dare un senso a tutto questo.
Deve dire: sì, ero io.
Oppure: no, non ero io.
Ma la verità è che non c’è un confine netto.
C’è solo un istante.
Un istante in cui potevo fermarmi.
E non l’ho fatto.
