Tempo fa ho avuto occasione di criticare buona parte della campagna elettorale di entrambe le parti, basata su ‘Tizio era favorevole’, ‘Caio era contrario’, arruolando nelle file di ciascuna parte storici personaggi autorevoli quanto defunti, spesso a sproposito, ora forse è il caso di analizzare davvero la riforma per capire da che parte schierarsi.
Tralascio argomentazioni su profezie apocalittiche pronunciate da qualche stilita medievale che profetizzavano apocalissi (laiche) in caso di approvazione della riforma e persino la ricerca di risposta nelle Centurie di Nostradamus, alla ricerca di sette sigilli da rompere e arcangeli che trasformano l’acqua in sangue, ma volendo anche di cori angelici e di epifanie e cercherò di concentrarmi sull’ergonomia della riforma: persegue o meno lo scopo che si prefigge?
Secondo i suoi autori (e parte dei suoi detrattori fino a qualche anno fa), è una riforma che vuole dare seguito ad un progetto annunciato nel 1947 e tante volte rinviato (lo ricordava il Professor Barbera su ‘Il Foglio’ citato qua: https://terzultimafermata.blog/2025/11/04/una-riforma-inevitabile-mia-cara-sinistra-redazione/): volendo rafforzare il controllo sul Potere Giudiziario, dopo aver concentrato quello Esecutivo sulla figura del ‘Duce’ ed aver ridotto l’autonomia di quello Legislativo, Mussolini creava un ircocervo denominato ‘magistratura’, unificando in un unico corpo il Procuratore del Re Imperatore, e tutti i suoi collaboratori, con il Corpo Giudiziario.
Era indiscutibilmente un ibrido: un corpo verticistico sotto il controllo del Potere Esecutivo che curava gli interessi del Re Imperatore (e dunque dello Stato istituzione) unito ad un corpo in cui ogni giudice opera in modo indipendente, soggetto soltanto alla legge, chiamato a curare gli interessi della Nazione (e dunque lo Stato collettività).
Era una riforma che separava l’Inquirente dal Requirente ed in cui solo il Pubblico Ministero era dominus dell’azione penale, senza il quale i giudici non avrebbero potuto giudicare.
La risposta della Repubblica non poteva che essere un radicale cambio di impostazione con la separazione delle carriere (o delle funzioni, o dei corpi) con due tesi contrapposte, una magistratura separata ma elettiva (Togliatti) o un Pubblico Ministero parte del Potere Esecutivo (Leone), e in mezzo una terza: un Pubblico Ministero indipendente, ma con forti raccordi con il Potere Esecutivo (Calamandrei).
Tutti però erano concordi sulla necessità di una separazione che, in quel momento, non era possibile, in quanto sconnessa dal codice di rito, che restava quello del 1930.
Alla fine, si decise di mantenere l’assetto pre repubblicano fino alla modifica del codice di procedura, avvenuta nel 1988, separando l’accusa dal Potere esecutivo, e da allora non si è più affrontato seriamente il problema.
Se lo scopo, dunque, è quello di portare a termine una modernizzazione del processo penale, la riforma resta comunque di poco momento: senza una serie di leggi ordinarie di cui non si conosce il contenuto non realizza lo scopo.
Se lo scopo invece è di fare un primo passo nella direzione indicata è una riforma che raggiunge lo scopo.
Se vuole essere un cambio radicale … sarebbe deludente, perché si limita a rendere obbligatorio ciò che prima era meramente facoltativo: già oggi la Costituzione impone la terzietà del giudice, distingue giudici e pubblici ministeri, li separa per funzioni e rimette all’Ordinamento Giudiziario il compito di stabilire l’ordinamento del Pubblico Ministero, mentre assoggetta il Giudice esclusivamente alla legge (ne avevo parlato qua: https://terzultimafermata.blog/2025/12/09/la-riforma-costituzionale-della-magistratura-un-confronto-mancato-marco-eller-vainicher/).
Proprio per questo se lo scopo è punire i magistrati o assicurare il controllo del Potere esecutivo su quello giudiziario o anche solo sull’Ufficio del Pubblico Ministero è una riforma del tutto inidonea: non lo prevede, non cambia abbastanza da consentirlo se non lo era già prima e pensare che verrà una nuova riforma costituzionale in futuro è un processo alle intenzioni.
E comunque potrebbe essere fatta anche in caso di bocciatura.
È perfettamente sensata se lo scopo è quello di ridurre il potere delle correnti all’interno del CSM, salvo che queste abbiano il potere di controllare la sorte, o di garantire una vera separazione tra le funzioni (o di alcune, perché non separa quella ispettiva e mantiene accorpata inquirente e requirente) o di rendere maggiormente incisiva la responsabilità disciplinare di chi sbaglia (che oggi viene davvero punito solo in casi abnormi).
Ma il cuore del problema è che la soluzione non può essere trovata in regole taumaturgiche, ma solo nell’etica e nell’amor proprio di tutte le componenti, nel prendere coscienza che il processo, per tendere alla ricostruzione della verità ha bisogno del contraddittorio e che il contraddittorio richiede due parti poste sullo stesso piano ed un giudice posto al di sopra delle stesse che ponga davvero attenzione ad ogni dettaglio ed incongruenza, che nessuno è davvero proprietario del potere giudiziario, il cui compito è giudicare della liceità delle condotte, degli atti e delle leggi, nell’interesse della Nazione, come recita l’articolo 98, e che sono personalmente responsabili delle loro scelte, come recita l’articolo 28, e che oggi errore giudiziario è un disservizio e che la vittoria del Pubblico Ministero non è la condanna, ma l’accertamento della verità.
E questo è qualcosa che la riforma non garantisce.
Ma se abbiamo di volta in volta rinviato la decisione di imboccare la strada del rinnovamento cosa succederà se tentenneremo ancora, se una volta mosso il primo passo torneremo indietro paurosi del cambiamento?
Sarà la stasi e forse sarà un terreno di scontro acceso tra le varie parti per diversi anni.
Ma se invece verrà approvata la riforma sarà solo un piccolo passo che richiederà anni per dare i suoi frutti e potrà accadere solamente se tutti noi operatori della giustizia avremo uno scatto di orgoglio, altrimenti il processo sarà solo un vuoto rituale.
Bisogna cambiare, sì, ma non basterà sostituire le norme, bisognerà cambiare le teste, e questo può essere un primo passo.
