Avvocati e dichiarazioni alla stampa: l’Ordine di Milano ricorda i doveri deontologici dei difensori (Redazione)

Il processo mediatico e l’utilizzo “strumentale” da parte degli avvocati.

In relazione alle recenti indagini avviate dalla Procura di Milano sulle modalità di partecipazione a una nota trasmissione televisiva, l’Ordine degli Avvocati di Milano richiama, ancora una volta, l’attenzione degli iscritti sul rigoroso rispetto dei doveri deontologici che regolano i rapporti con i mezzi di informazione, soprattutto quando sono in corso procedimenti giudiziari.

Il Codice Deontologico Forense impone all’avvocato comportamenti improntati a lealtà, correttezza, probità, dignità e decoro (art. 9) e vieta ogni utilizzo strumentale della comunicazione pubblica.

In questo quadro, l’art. 18 stabilisce che i rapporti con la stampa e con gli altri media debbano essere improntati a equilibrio e misura, nel rispetto dei diritti altrui e della funzione difensiva.

L’Ordine ribadisce pertanto che i difensori devono astenersi dal rilasciare dichiarazioni denigratorie, aggressive o idonee a ledere la reputazione delle altre parti, dei loro difensori o di soggetti coinvolti nel procedimento.
Tali condotte, oltre a risultare incompatibili con i doveri deontologici, rischiano di alterare la corretta dialettica processuale e di alimentare forme improprie di processo mediatico.
Il diritto di informare non può mai tradursi in anticipazioni di giudizio, attacchi personali o rappresentazioni parziali dei fatti, né può essere utilizzato come strumento di pressione o delegittimazione.

L’avvocato è chiamato a esercitare la propria funzione nel rispetto della presunzione di non colpevolezza, della dignità delle persone e della credibilità della giurisdizione.
Così ha commentato il Presidente Antonino La Lumia:

L’avvocato ha il diritto di esprimere le proprie tesi, ma ha anche il dovere di farlo nel rispetto delle regole che presidiano la nostra professione.
Il Codice Deontologico è chiaro: la comunicazione verso i media deve essere misurata, corretta e rispettosa delle persone coinvolte nei procedimenti.
Rilasciare dichiarazioni finalizzate ad attaccare o denigrare altre parti significa oltrepassare un limite che non tutela i diritti, ma li indebolisce.
Il processo non può e non deve trasformarsi in un’arena mediatica. Difendere con forza le ragioni del proprio assistito è un dovere. Farlo nel rispetto della dignità altrui e della funzione dell’Avvocatura è ciò che distingue la difesa da ogni altra forma di esposizione pubblica”
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