Giudizi e considerazioni dimenticate che riemergono dall’oblio dei ricordi grazie alla lettura.
Pubblici ministeri “irresponsabili” grazie alla “visione feticistica dell’obbligatorietà dell’azione penale”.
La magistratura e il gradimento degli italiani: “Gli italiani non ci vogliono più bene? Per forza: siamo incompetenti, poco preparati, corporativi, irresponsabili”, le parole dimenticate di chi viene a sproposito citato dal Comitato per il No alla separazione delle carriere.
C’è un gran bel libro che raccoglie gli interventi e le proposte di Giovanni Falcone formulate nel corso degli anni 1982-1992.
Si tratta spesso di dure stilettate nei confronti di chi non è mai riuscito a fare una seria autocritica del proprio operato.
Dopo il referendum del 1988 il magistrato scriveva: “Gli italiani non ci vogliono più bene? Per forza: siamo incompetenti, poco preparati, corporativi, irresponsabili”.
Sulla competenza dei giudici, il pensiero di Falcone era ancora più netto: “Bisogna riconoscere responsabilmente che la competenza professionale della magistratura è attualmente assicurata in modo insoddisfacente; il che riguarda direttamente gli attuali criteri di reclutamento e quelli riguardanti la progressione nella cosiddetta carriera, l’aggiornamento professionale e i relativi controlli, la stessa organizzazione degli uffici e la nomina dei dirigenti”.
E la considerazione che nutriva sull’Associazione nazionale magistrati?
“La crisi dell’associazione dei giudici l’ha resa sempre più un organismo diretto alla tutela di interessi corporativi e sempre meno il luogo di difesa e di affermazione dei valori della giurisdizione nell’ordinamento democratico”.
Infine, a proposito dell’obbligatorietà dell’azione penale egli osserva, come, in assenza di una politica giudiziaria vincolante, “tutto sia riservato alle decisioni assolutamente irresponsabili dei vari uffici di procura e spesso dei singoli sostituti”.
Ed aggiunge: “mi sento di condividere l’analisi secondo cui, in mancanza di controlli istituzionali sull’attivita` del pubblico ministero, saranno sempre piu gravi i pericoli che influenze informali e collegamenti occulti con centri occulti di potere possano influenzare l’esercizio di tale attivita`.
Mi sembra giunto, quindi, il momento di razionalizzare e di coordinare l’attivita` del pubblico ministero finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticistica dell’obbligatorieta` dell’azione penale e della mancanza di efficaci controlli sulla sua attivita” (Fondazione Giovanni e Franceca Falcone, Giovanni Falcone, Interventi e proposte (1982-1992), Firenze, Sansoni, 1994, pagine 173 e 174).
Il tutto con la conseguenza di dare anche una “immagine della giustizia che a fronte di interventi talora tempestivi soltanto per fatti di scarsa rilevanza sociale, e talora tardivi per episodi di elevata pericolosità, appare all’opinione pubblica come una variabile impazzita del sistema” (ibidem, pagine 180 e 181).
Si tratta di idee controcorrente, mai prese seriamente in considerazione perché probabilmente avrebbero obbligato la magistratura a riflettere sul proprio ruolo e sulle proprie azioni e fare esercizio di autocritica, dote presente in maniera residuale in chi esercita la giurisdizione e del tutto assente in chi eletto nell’associazionismo togato.
Nel 2019 dopo lo scandalo impropriamente ed in maniera auto assolutoria definito “Palamara”, c’è chi ha detto: “O sapremo riscattarci o saremo perduti”
A distanza di 6 anni vi siete riscattati o vi siete inesorabilmente perduti?
