Racconto qui la tragica storia del Sig. Tizio de Sempronibus (penso non sia strettamente necessario precisare che è un nome di fantasia ma, siccome non si sa mai con la privacy, preciso che sì, è un nome di fantasia).
Lo sfortunato protagonista è stato condannato dal GIP di Marsala ad una pena detentiva, poi commutata, previa conferma, dalla Corte di appello di Palermo in una pena sostitutiva da scontare in un luogo imprecisato del Friuli con l’obbligo di non allontanarsi dal territorio regionale friulano.
Il 17 luglio 2024 il difensore del Sig. Tizio chiede alla Corte di appello di Palermo di autorizzare il suo assistito, nel periodo compreso tra il 7 e il 24 agosto, a raggiungere il territorio di Mazara del Vallo e trascorrere ivi il suo periodo feriale.
E da qui parte un’iradiddio che non si ha l’idea.
La Corte palermitana deposita la sua ordinanza di risposta l’1° agosto 2024, ricusando la propria competenza e indicando come autorità giudiziaria competente il Magistrato di Sorveglianza di Udine.
Con formidabile rapidità – ancora più formidabile dato il periodo estivo – quest’ultimo, con provvedimento del 5 agosto 2024, afferma la propria incompetenza, ritenendo che spetti provvedere alla Corte di appello di Palermo e solleva conflitto negativo di competenza.
La pratica passa quindi al Palazzaccio e nel frattempo il povero Sig. Tizio ha già salutato le sue sospirate ferie perché è decisa da Cassazione penale, Sez. 1^, sentenza n. 43854/2024, udienza del 17 ottobre 2024, la quale, con argomentazioni dottissime, risolve il conflitto attribuendo la competenza alla Corte palermitana, condividendo la richiesta del PG d’udienza.
Tutto bene? No, macché.
Per circostanze imperscrutabili, e infatti non le scruto, la decisione passa inosservata a dispetto delle suddette argomentazioni dottissime e viene fissata una nuova udienza per trattare nuovamente l’altrettanto suddetto conflitto.
Decide Cassazione penale, Sez. 1^, sentenza n. 46599/2024, udienza del 23 ottobre 2024, la quale, con argomentazioni di non minore pregio, statuisce che la competenza spetta al GIP di Marsala, condividendo anch’essa la richiesta del PG d’udienza.
Per circostanze di nuovo imperscrutabili, qualcuno – non si sa chi – si accorge che, per usare un’espressione meridionale, a questioni finiu a traficu e maretta, e segnala la lieve discordanza a chi di competenza.
In fretta e furia – sempre secondo lo standard della Suprema Corte – la palla passa a Cassazione penale, Sez. 1^, ordinanza n. 46819/2024, udienza del 17 dicembre 2024, la quale, avvedutasi dell’errore e usando anch’essa argomentazioni che più dotte non si potrebbe, constata appunto “che erroneamente, dunque, questa Corte si è pronunciata una seconda volta sul medesimo conflitto, dopo che la competenza era stata irretrattabilmente determinata con sentenza 17 ottobre 2024, n. 43854; che pertanto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 130 e 625-bis cod. proc. pen., occorre procedere alla revoca della sentenza 23 ottobre 2024, n. 46599, intervenuta su conflitto non più sussistente, con relativa annotazione in calce alla sentenza stessa“.
Tutto è bene ciò che finisce bene? Dipende.
Di sicuro è andata bene alla prima sezione penale della Suprema Corte che da un solo conflitto ha ricavato tre decisioni con un significativo vantaggio statistico.
Meno bene è andata a Tizio de Sempronibus che voleva farsi le ferie ad agosto e ancora aspetta l’autorizzazione, ammesso che la Corte di appello di Palermo gliela conceda, quando sì è già alla fine dell’anno e magari ha già scontato tutta la pena.
Poco da dire: Babbo Natale gli ha fatto un bellissimo regalo.
