I magistrati ai vertici del Ministero della Giustizia: un’inspiegabile “intelligenza col nemico” (Vincenzo Giglio)

L’ANM e i vari comitati del NO alla separazione delle carriere stanno insistendo molto sul rischio, ma i più pessimisti parlano in termini di certezza, dell’assoggettamento dei PM al Governo.

Il tema è parte del dibattito e ne registriamo laicamente la presenza.

Pare utile, per parte nostra, contribuire con un dato empirico scelto sulla base di un presupposto: se il Governo, in particolare quello in carica, è così ostile e pericoloso da avere osato, attraverso il Ministro della Giustizia, attentare all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, si immaginerebbe che chi fa parte dell’ordine giudiziario dovrebbe tenersene alla larga per non contaminarsi e non dovere un giorno rispondere di intelligenze col nemico.

La ricerca è stata facile e difficile al tempo stesso.

Facile perché basta entrare nel sito web istituzionale del Ministero della Giustizia per ottenere i dati cercati, difficile perché ce ne sono talmente tanti che, per raccoglierli tutti, occorrerebbe una quantità notevole di tempo e, dopo un po’, anche di noia.

È giusto quindi avvisare i lettori che i dati elencati in questo post, pur significativi, quasi certamente non sono completi perché incompleta è stata la raccolta.

Comunque sia, subito di seguito si faranno i nomi dei magistrati collocati fuori ruolo perché autorizzati dal CSM ad assumere incarichi presso il dicastero di via Arenula.

L’ELENCO

UFFICI DI DIRETTA COLLABORAZIONE CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Gabinetto

Dr.ssa Giusi Bartolozzi: capo

Dr. Vittorio Corasaniti: vicecapo vicario

Ispettorato generale

Dr.ssa Monica Sarti: capo

Dr. Giancarlo Cirielli: vicecapo

Ufficio legislativo

Dr. Antonio Mura (magistrato in quiescenza): capo

Dr.ssa Linda Vaccarella: vicecapo

Segreteria del Sottosegretario di Stato On. Andrea Delmastro Delle Vedove

Dr. Federico Carrai: capo

DIPARTIMENTI

Dipartimento per gli affari di giustizia (DAG)

Dr.ssa Antonia Giammaria: capo

Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria (DOG)

Dr.ssa Lina Di Domenico: capo

Dr.ssa Rosa Patrizia Sinisi: vicecapo

Dipartimento per l’innovazione tecnologica (DIT)

Dr.ssa Antonella Ciriello: capo

Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP)

Dr. Stefano Carmine De Michele: capo

Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità (DGMC)

Dr. Antonio Sangermano: capo

Dr.ssa Cristina Rotunno: vicecapo

LA PRECISAZIONE

Serve sottolineare che la normale struttura a piramide degli uffici di collaborazione diretta e dei dipartimenti prevede un capo dipartimento, cui rispondono direzioni generali con i loro capi, cui rispondono vari uffici equivalenti a direzioni settoriali.

La ricerca era stata inizialmente estesa anche verso queste articolazioni interne ma, appena si è constatata la presenza di magistrati anche a livello di direzioni generali e di settore, si è compreso che l’elenco si sarebbe notevolmente allungato e che, in fondo, non serviva andare così lontano.

IL COMMENTO

Si può affermare senza timore di smentite che l’apparato burocratico del dicastero della Giustizia è saldamente e in grandissima parte affidato a magistrati.

Questo vale non solo per le pochissime postazioni che richiedono competenze specialistiche prevalentemente proprie dei magistrati ma per tutte le altre che potrebbero essere serenamente, e chissà, anche con migliori risultati, affidate a persone di diversa appartenenza e formazione.

Non mancano in questa schiera magistrati provenienti da uffici del pubblico ministero.

Non mancano, anzi sono piuttosto numerosi, magistrati che all’impegno giudiziario in senso stretto hanno unito quello associativo all’interno dell’ANM e delle correnti che la compongono.

Ciò constatato, e ispirandosi al Commissario Montalbano del compianto Andrea Camilleri, la domanda è questa: che viene a significare questo assembramento di magistrati nei ranghi del Ministero icona della tanto detestata riforma?

Come si può conciliare la protesta così accorata contro la separazione delle carriere con l’attaccamento così fedele alla mission nemica?

Tra i tanti gesti simbolici compiuti e compiendi dei Comitati del NO, tra lo sfoggio delle coccarde tricolori e della Costituzione e le frasi di Calamandrei, tra una maratona oratoria e l’altra dei tanti oratori che, con variabile efficacia, si stanno spendendo nella campagna referendaria, come mai non si sono mai immaginate dimissioni in massa dei magistrati fuori ruolo come segnale, questo sì, di inequivocabile di presa di distanza dal luogo del male?

Un vero mistero!