Magistrato che nei suoi atti non si limita al ragionamento attinente all’adozione del provvedimento: protagonismo o altro? (Abate Faria)

C’è un giudice che ama nei suoi provvedimenti stupire e si lascia andare a citazioni auliche, metafore sarcastiche ma attenzione a non sconfinare negli apprezzamenti denigratori perché allora è diffamazione, così ha sentenziato la cassazione.

Una premessa, vi ricordate la tragedia di Cutro?

Già in quella occasione nell’ordinanza di convalida, che confermò l’arresto dei tre presunti scafisti dell’evento luttuoso avvenuto sulla spiaggia di Cutro. dalle prime righe venne usata una prosa sarcastica, più adatta a un articolo di giornale che a un provvedimento giurisdizionale: “In attesa dell’atteso ed osannato turismo crocieristico, l’Italia per alcuni giorni scopre altri esotici viaggi alla volta di Crotone e dintorni”.

Un incipit che ad alcuni parve poco rispettoso nei confronti dei 66 esseri umani che invece di una nuova vita trovarono una morte orribile sulle coste crotonesi.

E continuando: “Nel frattempo immarcescibili e sempre più opulente organizzazioni criminali turche brindano all’ultima tragedia umanitaria che regalerà ai loro traffici ulteriori miriadi di disperati disposti a tutto pur di mettersi alle spalle un crudele presente ed un ancor più fosco futuro. Nel frattempo ha trovato tragica epifania quanto già in tante occasioni sfiorato e preconizzato“.

E ancora: “Lo sbarco non può essere ritenuto frutto di un epifenomenico accordo tra quattro amici al bar che, imbattutisi per caso fortuito in almeno 180 disperati, decidono di affrontare i perigli del mare per speculare sul desiderio di libertà dei dispersi medesimi“.

L’ordinanza non passò inosservata ed alcuni la criticarono: La spericolata ordinanza del gip di Crotone sulla strage di Cutro: «Ora l’Italia scopre altri esotici viaggi per Crotone» – Open

Cutro, le sparate del gip: “Non sono una Cassandra, ma…” | Libero Quotidiano.it

Per completezza e memori del detto: “Si può perdonare, ma dimenticare è impossibile”, ricordiamo che anche l’allora ministro dell’Interno Piantedosi si lasciò andare a frasi infelici: “La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo le vite dei propri figli“.

Genitori negligenti, dunque, che hanno smarrito la ragione dimenticando il bene dei loro figli e gettandosi a capofitto in un’impresa così scriteriata.

Si sentono (troppo) spesso e (troppo) facilmente parole che esprimono la convinzione irriducibile di chi le pronuncia di sapere esattamente dove stia il bene e dove stia il male, ne abbiamo scritto su Terzultima Fermata richiamando Nietzsche, (alle volte siamo degli incoscienti): I concetti di bene e male secondo Nietzsche (di Vincenzo Giglio) – TERZULTIMA FERMATA

Ritorniamo da dove siamo partiti e volando basso, scopriamo che in questi giorni la cassazione si è occupata dello stesso magistrato che questa volta in un suo provvedimento non si è limitato al sarcasmo ma ha usato: “ espressioni lesive dell’altrui reputazione che siano del tutto avulse dal ragionamento strettamente attinente all’adozione del provvedimento medesimo”, parole della cassazione sezione 6 sentenza numero 30525/2025 che ha stabilito che integra il delitto di diffamazione l’esternazione, nella motivazione di un provvedimento giurisdizionale, di espressioni lesive dell’altrui reputazione che siano del tutto avulse dal ragionamento strettamente attinente all’adozione del provvedimento medesimo.

Nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto diffamatorie le espressioni contenute in un decreto del giudice per le indagini preliminari che, nel non convalidare il sequestro preventivo disposto in via di urgenza dal pubblico ministero ed eseguito dalla polizia giudiziaria, non aveva censurato le attività svolte dall’ufficiale di polizia nell’ambito delle indagini specificamente rilevanti, ma aveva espresso apprezzamenti denigratori in ordine alla persona, indicata con nome e cognome, definendola “iperattivista in grado di confondere la Procura con dichiarazioni maliziose”, “immarcescibile”, “dotato di capziose doti ingannevoli”.