Diventa sempre più difficile parlare di giustizia in modo pacato e con orientamento alla comprensione piuttosto che al conflitto.
L’ultimo caso esemplare di questo mood distruttivo deriva da un provvedimento emesso dal Tribunale per i minorenni di L’Aquila che si allega alla fine del post, ovviamente in versione anonimizzata, perché i lettori possano maturare la propria opinione attingendo direttamente alla “materia prima” del contendere.
Sintesi del provvedimento
…La decisione
Il Tribunale abruzzese, in applicazione dell’art. 473-bis.22, cod. proc. civ., ha sospeso la responsabilità genitoriale di due cittadini stranieri genitori di tre figli minorenni di età compresa tra otto e sei anni, ha nominato un tutore provvisorio per questi, ne ha ordinato l’allontanamento dalla dimora familiare ed il collocamento in una casa-famiglia ed ha affidato al Servizio sociale il compito “di dirigere l’esecuzione dell’ordine di allontanamento dei minori, di assicurare loro adeguato sostegno psicologico e di disciplinare la frequentazione tra genitori e figli, tenuto conto di quanto indicato in motivazione”.
…I motivi della decisione
Il procedimento è seguito ad un ricorso del PM, a sua volta attivatosi in conseguenza di una segnalazione del Servizio Sociale che aveva evidenziato circostanze critiche: “la condizione di sostanziale abbandono in cui si trovavano i minori, in situazione abitativa disagevole e insalubre e privi di istruzione e assistenza sanitaria; la famiglia viveva in un rudere fatiscente e privo di utenze e in una piccola roulotte; i minori non avevano un pediatra e non frequentavano la scuola; la loro situazione era giunta a conoscenza del Servizio Sociale a seguito dell’accesso al pronto soccorso della famiglia per ingestione di funghi”.
Il PM aveva quindi chiesto “la limitazione della responsabilità genitoriale con affidamento al Servizio Sociale, anche al fine di provvedere al collocamento più adeguato per i minori”.
Alla richiesta del PM erano seguiti un decreto interinale e un’ordinanza di conferma del Tribunale di affidamento dei minori al Servizio Sociale al quale era stato attribuito “il potere esclusivo di decidere sul loro collocamento, nonché sulle questioni di maggior rilevanza in materia sanitaria”.
Nel prosieguo della motivazione, il Tribunale per i minorenni ha dato conto degli ulteriori passaggi procedurali e dell’istruttoria compiuta, per la cui descrizione si rimanda alla lettura del provvedimento allegato.
Completata la procedura, il Tribunale l’ha così sintetizzata:
- i genitori, a dispetto del loro impegno a collaborare dichiarato in udienza, si sono rifiutati di avere incontri e colloqui con gli assistenti sociali e gli hanno impedito all’accesso alla loro abitazione e il contatto diretto con i bambini; solo a seguito dell’intervento del loro difensore “hanno poi accettato di concordare un progetto di intervento diretto a favorire l’integrazione sociale, garantire un migliore contesto abitativo per i minori e acquisire la documentazione sanitaria e quella relativa all’obbligo scolastico” e “un accesso settimanale dell’intero nucleo familiare presso un centro socio-psico-educativo comunale, dove vengono svolte diverse attività di supporto alla genitorialità in favore di gruppi genitori-bambini”;
- “hanno poi rifiutato di partecipare alle attività di supporto alla genitorialità, senza partecipare ad alcun incontro. Gli accertamenti sanitari obbligatori non sono stati compiuti. I genitori hanno esibito al Servizio Sociale, affidatario esclusivo riguardo alle scelte di natura sanitaria, un certificato medico per ciascun minore nel quale la pediatra evidenzia la necessità, in considerazione della storia clinica e familiare, di effettuare visita neuropsichiatrica infantile per una globale valutazione psicologica e comportamentale dei bambini, nonché esami ematochimici per una valutazione dello stato immunitario vaccinale. I genitori hanno dichiarato che consentiranno gli accertamenti richiesti della pediatra se verrà loro corrisposto un compenso di 50.000 euro per ogni minore”;
- i genitori hanno prodotto una perizia, redatta da un geometra su loro incarico, la quale, pur attestando l’assenza di lesioni strutturali pregiudizievoli per la statica della loro abitazione, mette comunque in luce l’inesistenza dell’impianto elettrico e di quello idrico-sanitario;
- la circostanza che all’istruzione dei minori abbiano provveduto esclusivamente i genitori crea il pericolo di una lesione del diritto dei minori medesimi alla vita di relazione, venendogli a mancare un prezioso confronto con i loro coetanei in ambito scolastico ed extra-scolastico e con adulti diversi dai loro genitori; tale confronto, secondo un’accreditata letteratura scientifica, agevola la socializzazione e lo sviluppo cognitivo-emotivo così come l’apprendimento e il successo formativo; la sua assenza, per contro, potrebbe generare nei minori mancanza di autostima, problemi di regolazione emotiva e comportamentale, incapacità di riconoscere l’altro; si rinvia alla lettura del provvedimento per la descrizione dettagliata di questi rapporti causali;
- nel corso della procedura è emersa un’ulteriore condotta genitoriale considerata inappropriata dal Tribunale: l’11 novembre i genitori dei minori li hanno fatti partecipare ad una trasmissione televisiva a diffusione nazionale “nel corso della quale sono state descritte le condizioni di vita della famiglia, violando il diritto dei minori alla riservatezza e alla tutela dell’identità personale (art. 16 Convenzione New York 20 novembre 1989, art. 8 CEDU, art. 7 Carta dei diritti fondamentali UE)”; nell’opinione del Tribunale “I genitori, con tale comportamento, hanno mostrato di fare uso dei propri figli allo scopo di conseguire un risultato processuale a essi favorevole in un procedimento de potestate, nel quale assumono una posizione processuale contrapposta a quella dei figli e in conflitto di interessi con gli stessi. E tale risultato processuale è da essi perseguito non all’interno del processo, avvalendosi dei diritti garantiti alle parti dalla legge processuale, ma invocando pressioni dell’opinione pubblica sull’esercizio della giurisdizione”.
Sono queste, in conclusione, le ragioni essenziali che hanno determinato il Tribunale per i minorenni a sospendere la responsabilità genitoriale nel caso al loro esame.
Le reazioni
Al provvedimento così descritto sono seguite plurime reazioni.
La Presidente del Consiglio dei ministri, On. Giorgia Meloni, ha espresso la sua preoccupazione, il Ministro della Giustizia, On. Carlo Nordio, preannuncia “accertamenti profondi”, il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Sen. Matteo Salvini, dichiara che “Sono stati sequestrati tre bambini in maniera indegna” (si consultino gli articoli di Rainews, di SKYTG24 e di Adnkronos, per la verifica delle fonti).
Nel frattempo, la presidente del Tribunale per i minorenni che ha emesso il provvedimento ha ricevuto centinaia di insulti e minacce via social (a questo link per la notizia).
Bisogna dire senza mezzi termini che questo episodio e gli altri simili che lo hanno preceduto e che, verosimilmente e purtroppo, lo seguiranno, stanno creando un cortocircuito pericoloso per la nostra democrazia.
È una condizione intollerabile quella che vede magistrati irrisi, insultati e minacciati per il solo fatto di avere esercitato le loro funzioni e di avere seguito direzioni non gradite a questa o quella fazione politica o, addirittura, a una parte considerevole della maggioranza.
Impressionano in negativo, poi, la rozzezza e la strumentalità di alcuni commenti, ivi inclusi quelli di leader politici di primo piano, palesemente ed esclusivamente orientati a suscitare lo sdegno popolare, senza alcuno sforzo di analisi.
Passa in tal modo il messaggio, ideologicamente falso, che chi grida allo scandalo difende la famiglia e i suoi valori mentre la magistratura smembra l’una e calpesta gli altri.
Non va affatto bene e chi sta alimentando queste fiamme dovrebbe fermarsi subito ma è facile prevedere che gli incendiari in servizio permanente effettivo continueranno la loro opera distruttiva.
