Rebibbia femminile è in grado di garantire l’assistenza sanitaria, psicologica e sociale alle detenute in gravidanza e ai bambini presenti nella sezione nido? (Redazione)

Una visita ispettiva di una senatrice e non del Garante Nazionale dei detenuti, in altre faccende affaccendato, ha rilevato una situazione che appare non garantire: ”l’incolumità e la tutela della salute delle donne in stato di gravidanza ristrette presso l’istituto e dei loro nascituri … e l’assistenza sanitaria, psicologica e sociale alle detenute in gravidanza e ai bambini presenti nella sezione nido”.

Mentre il Garante Nazionale dei detenuti impiega il suo tempo ad inoltrare un esposto per asseriti illeciti disciplinari inesistenti nei confronti di avvocati che hanno rimesso i mandati difensivi conferitigli dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà (GNPL):Il Garante dei detenuti segnala disciplinarmente un avvocato dimissionario che ha messo a nudo le criticità della sua gestione, il Consiglio distrettuale di disciplina archivia la segnalazione (Vincenzo Giglio) – TERZULTIMA FERMATA, nel carcere di Rebibbia femminile una visita ispettiva ha evidenziato quanto illustrato nell’interrogazione depositata al Senato l’11 novembre 2025 che riportiamo per intero:

Al Ministro della giustizia. – Premesso che:

il 18 ottobre 2025 la deputata Michela Di Biase del gruppo Partito democratico si è recata in visita ispettiva presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia, a Roma;

al momento della visita risultavano ristrette otto donne in stato di gravidanza, alcune delle quali affette da gravi patologie che, secondo la documentazione sanitaria trasmessa all’Azienda sanitaria locale competente, appaiono incompatibili con lo stato di detenzione in carcere;

in particolare, nella sezione «cellulare» si segnala la presenza di tre detenute, due delle quali con gravidanza a rischio: una alla trentaquattresima settimana, affetta da diabete mellito gestazionale e sottoposta a trattamento per tromboflebiti, e l’altra al settimo mese di gestazione, anch’essa in condizioni di salute critiche;

inoltre le stesse sarebbero entrate in contatto con un’ostetrica affetta da meningite, e, pertanto, sottoposte alla profilassi anti-meningococco;

nella sezione «camerotti» si trovano quattro detenute incinte, tra cui un uomo trans in stato di gravidanza con gravi problemi di salute; una detenuta è ristretta nella sezione «nido»; le condizioni di salute delle detenute, in particolare nei tre casi evidenziati, destano forte preoccupazione rispetto alla necessità di assicurare cure tempestive e un ambiente idoneo alla tutela della vita e dell’incolumità sia delle persone detenute sia dei nascituri;

oltre alle donne in gravidanza, risultano attualmente recluse cinque madri con cinque bambini nella sezione «nido» del medesimo istituto. Nei mesi scorsi il numero dei bambini presenti aveva raggiunto otto unità;

tali situazioni sono l’effetto anche delle recenti modifiche normative introdotte dal cosiddetto «decreto sicurezza», che hanno reso non obbligatoria la sospensione dell’esecuzione penale in questi casi e ristretto la possibilità di accesso a misure alternative alla detenzione, incidendo in particolare sulle donne madri;

l’articolo 3 della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza stabilisce che, in tutte le decisioni relative ai bambini, l’interesse superiore del minore debba essere considerato preminente, l’articolo 8, della medesima Convenzione, prevede che ogni bambino abbia diritto al rispetto della propria identità, mentre l’articolo 9 sancisce la tutela della relazione genitore-figlio, imponendo agli Stati di evitare che il minore subisca conseguenze pregiudizievoli a causa della condizione del genitore, compresa la detenzione;

tali principi dovrebbero orientare l’azione amministrativa e giudiziaria nel senso di limitare al massimo la detenzione di madri con figli minori e di donne in gravidanza, privilegiando misure alternative più consone alla tutela della salute e dei legami affettivi;

appare, pertanto, necessario verificare se presso il carcere femminile di Rebibbia siano state adottate tutte le misure idonee a garantire l’assistenza sanitaria, psicologica e sociale alle detenute in gravidanza e ai bambini presenti nella sezione nido, nonché se le autorità competenti abbiano valutato la possibilità di applicare misure alternative alla detenzione nei casi più gravi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda adottare per assicurare l’incolumità e la tutela della salute delle donne in stato di gravidanza ristrette presso l’istituto e dei loro nascituri, nonché se abbia già disposto le necessarie verifiche presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia per appurare se siano state adottate tutte le misure idonee a garantire l’assistenza sanitaria, psicologica e sociale alle detenute in gravidanza e ai bambini presenti nella sezione nido.

(3-02249)

Sarebbe ora che il Garante torni a fare il suo piuttosto che avventurarsi in iniziative improvvide.