Intercettazioni e acquisizione delle conversazioni come corpo del reato: condizioni per la possibilità oltre i limiti di cui all’art. 270 cod. proc. pen. (Redazione)

La cassazione penale sezione 6 con la sentenza numero 30566/2025, in tema di intercettazioni, ha stabilito che la conversazione o comunicazione intercettata costituisce corpo del reato unitamente al supporto che la contiene, utilizzabile in quanto tale nel processo penale oltre i limiti di cui all’art. 270 cod. proc. pen., a condizione che integri il contenuto minimo previsto dalla fattispecie incriminatrice perché il reato si perfezioni, non essendo invece necessario che essa esaurisca totalmente l’offesa tipica al bene giuridico tutelato, sicché non osta alla utilizzabilità il fatto che la condotta criminosa si consumi per effetto di attività successive.

Fattispecie in tema di corruzione, in cui la Suprema Corte ha ritenuto utilizzabile la conversazione riproducente l’intervenuto accordo corruttivo, le cui prestazioni reciproche erano state eseguite in momenti successivi.