Cetto La Qualunque riabilitato: non è diffamazione chiamare il Sindaco come l’onirico personaggio di Antonio Albanese (Riccardo Radi)

Lei è un Cetto La Qualunque della peggior specie”.

La Cassazione penale sezione 5 con la sentenza numero 37104 depositata il 13 novembre 2025 (allegata al post), in tema di diffamazione, ha stabilito che costituisce esercizio legittimo del diritto di critica nella forma della satira politica l’uso dell’appellativo “Cetto La Qualunque” riferito a un sindaco, quando tale espressione, pur evocando un personaggio cinematografico notoriamente connotato in senso dispregiativo come caricatura del politico corrotto e qualunquista, sia utilizzata per criticare specifiche condotte tecnico-amministrative ritenute eccessive o discriminatorie, in un contesto di interesse generale quale la gestione dell’emergenza pandemica, e non si risolva in un’aggressione gratuita alla sfera morale della persona offesa, ma risulti pertinente al tema discusso e proporzionata al fatto narrato, ancorché espressa in tono sferzante.

Forse aveva ragione Cetto: “Schierarsi dalla parte della legge… dico: ma è legale questa cosa?