Più leggo e sento le scomposte uscite di rappresentanti, più o meno autorevoli, della magistratura sul perché è necessario votare NO al prossimo referendum, più mi viene da votare SI, nonostante la “riforma” – varata con piglio autocratico, a colpi di maggioranza e senza discussioni – sia, a dir poco, pessima.
Sentire dire che, nel caso vincesse il SI, il pubblico ministero perderebbe la “cultura della giurisdizione”, è una bestemmia. Se mai quella “cultura” l’ha avuta, l’ha persa al più tardi da quando esistono le chiavette USB e il “copia e incolla” con cui Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza si sono impadroniti anche del ruolo del pubblico ministero che, da controllore della polizia giudiziaria, ne è diventato il passacarte;
Sentire dire che la separazione delle carriere è inutile perché il pubblico ministero ha già il dovere di indagare a favore dell’indagato, è un’altra bestemmia. Infatti, gli operatori del diritto sanno che questa norma – l’art. 358 c.p.p., che pure esiste – è sistematicamente violata dai pubblici ministeri e che la violazione non è sanzionata, come ha recentemente confermato la Corte di Cassazione (es. sentenza n. 32938/2025) creando l’ossimoro della “legittima violazione di legge”;
Sentire dire che con questa riforma il pubblico ministero perderà la propria autonomia e indipendenza perché sarà sottoposto al potere politico, quasi fosse l’anticamera della dittatura, è un’assurdità se solo si considera che in nessuno degli Stati di Diritto che ci circondano (Germania, Francia, Austria, Olanda, Spagna, Portogallo, ecc) il pubblico ministero gode di assoluta autonomia e indipendenza;
Sentire dire che a carriere separate il cittadino sarà meno garantito è addirittura vergognoso se solo si considera l’enorme numero di persone innocenti finite in carcere e comunque nel tritacarne della giustizia e le persone innocenti che, alla faccia delle tanto sbandierate garanzie, anche attualmente sono in carcere (ogni riferimento è puramente voluto!), quale conseguenza del delirio di onnipotenza e infallibilità rivendicato dalla magistratura; altroché garanzia del cittadino!
Mai, dico mai, un’ammissione di colpa, mai un passo indietro, mai una proposta di riforma accettabile.
Questa riforma è stata varata per colpa di questa magistratura, arrogante, autoreferenziale, debordante, gestita in maniera sovietica dalle “correnti” che ne sono le metastasi e che – accetto scommesse – nemmeno questa “riformetta” sarà in grado di estirpare;
Questa riforma è stata varata per colpa di questa magistratura che rivendica a sé il faro dell’etica nazionale che investiga e giudica la morale altrui, quando essa stessa è affetta da “immoralità correntizia” per cui concetti quali merito, attitudini, competenza, trasparenza sono poco più che slogan da interpretare e adattare al magistrato che dà le maggiori garanzie di fedeltà ad un sistema di potere marcio. Un sistema che andrebbe riformato dalle radici e non, per l’ennesima volta, semplicemente ritoccando e rattoppando per far credere al cittadino di cambiare molto per non cambiare nulla. A questo proposito basta sapere che le leggi sono scritte dai magistrati mandati nei ministeri dalle “correnti”.
Il dilemma interiore che, quindi, sto vivendo e che spero di riuscire a dipanare nei tre-quattro mesi che ci separano dal referendum è se votare SI ad una pessima riforma costituzionale propinata ai cittadini in perfetta malafede quale migliorativa del sistema, o se votare NO favorendo l’immobilismo a un sistema giudiziario indegno di questo nome.
Una scelta tra Sodoma e Gomorra, tra il cancro e la peste. Molto più facile sarebbe la scelta tra Sinner e Alcaraz. E scusate questo provincialismo finale.
