“Cosa nostra è stata completamente smantellata”: un inedito tentativo di applicazione del fatto notorio (Vincenzo Giglio)

Chi per mestiere o studio o passione legge decine, centinaia, talvolta migliaia di provvedimenti giudiziari deve affrontare un nemico sempre in agguato: la noia, quel sentimento di insopportabile déjà vu che si prova scorrendo l’ennesima litania di rimandi giurisprudenziali, di riepilogo dei sacri principi, talvolta anche di manifestazioni di ego ipertrofici che siano delle parti o del decisore.

E’ il prezzo da pagare per tenersi aggiornati.

Ogni tanto, tuttavia, accade l’imprevisto: un guizzo improvviso, una nota fuori dal coro, un’improvvisazione ed ecco che al torpore si sostituisce lo stupore e, per certi versi, l’ammirazione.

Una recente decisione della Suprema Corte, precisamente Cassazione penale, Sez. 2^, sentenza n. 34676/2025, 16/23 ottobre 2025, ha reso conto di un guizzo del genere, realizzato attraverso un uso singolare della nozione di fatto notorio.

Come tutti sanno, si reputano pubblicamente notori quei fatti la cui esistenza è nota alla generalità dei cittadini nel tempo e nel luogo in cui avviene la decisione. Sono quindi assimilabili a verità extra-processuali in quanto accettate diffusamente fino a diventare parte della cultura normale della cerchia di riferimento.

Nel caso sottoposto all’attenzione del collegio della seconda sezione penale, il difensore di un ricorrente ha testualmente affermato, a sostegno di un motivo di impugnazione, che “Cosa Nostra, ad oggi, […] risulta essere stata completamente smantellata”.

Sintetica ma eloquente la replica dell’estensore: “D’altronde, l’affermazione difensiva per cui Cosa Nostra dovrebbe considerarsi, ad oggi, non più operativa non può essere assunta, purtroppo e con ogni evidenza, come notoria massima di esperienza a contenuto generale, bensì, al più, come mera illazione, peraltro priva di una pur minima plausibilità”.

Qualsiasi commento sciuperebbe la forza espressiva di questo scambio e quindi si tace.