La situazione delle nostre carceri è un dramma, che diventa una commedia dell’assurdo quando si ascoltano le parole pronunciate oggi alla Camera dei deputati dal Ministro della Giustizia.
Fatevi una idea, noi non intendiamo commentare perché basta leggere quanto è accaduto in riferimento all’interrogazione: Iniziative urgenti per affrontare il sovraffollamento carcerario, anche attraverso un piano straordinario di edilizia penitenziaria – n. 3-02241)
PRESIDENTE. L’onorevole Giachetti ha facoltà di illustrare l’interrogazione Boschi ed altri n. 3-02241 , di cui è cofirmatario.
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il sistema penitenziario verte in uno stato di crisi strutturale sia per il sovraffollamento che per le gravi carenze edilizie, che compromettono la tutela della dignità umana, la sicurezza, la salute e la rieducazione dei detenuti, tutelate dall’articolo 27 della Costituzione.
Al 30 settembre i detenuti sono 63.198, a fronte di 46.700 posti effettivi: sovraffollamento nazionale al 135 per cento; a Lucca il 236 per cento, a Foggia il 218 per cento, a San Vittore il 208 per cento e a Brescia il 202 per cento. Era il 200 per cento circa anche a Regina Coeli, ma il crollo del tetto… e solo qualche settimana fa con Nessuno tocchi Caino avevamo fatto una formale diffida sulla fatiscenza delle strutture e una parte dei 300 sfollati è finita in padiglioni adiacenti, facendo certamente salire la percentuale. Quelli trasferiti ad Alghero hanno mandato letteralmente in tilt l’organizzazione del carcere.
Insomma, le carceri sempre più sono al collasso e manifesta evidenti falle la sua teoria secondo la quale il sovraffollamento aiuta ad evitare i suicidi: siamo a 67. Ministro, ci dica cosa intende fare…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti.
Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Grazie anche agli onorevoli colleghi perché per la prima volta si riconosce, nel testo dell’interrogazione, appunto, che il sistema penitenziario italiano versa in uno stato di crisi strutturale. È una crisi, abbiamo detto, che si è sedimentata nei decenni. Diamo anche alcune cifre: con il Governo Renzi, nel 2014, il dato del sovraffollamento era pari al 108 per cento; nel 2015 al 105 per cento; nel 2016 al 109 per cento e, a seguito delle politiche dello stesso Governo messe in atto nel solo 2017, il dato del sovraffollamento è aumentato al 114 per cento e al 118 per cento nel 2018. Quindi, non c’è molta differenza rispetto a quello attuale.
Del resto, è stata la stessa Corte dei conti, con la relazione del 18 aprile 2025, a certificare che la mancata attuazione del vecchio piano programmato con il decreto interministeriale del 2014 ha determinato la cronicizzazione dei problemi del sistema carcerario perché non adeguatamente affrontati nel corso dell’ultimo ventennio. Quindi, come si vede e come abbiamo ripetuto varie volte, è una situazione sicuramente molto difficile che però si è sedimentata non negli anni, ma nei decenni, e di questo parlano le cifre.
Cosa stiamo facendo? Beh, intanto abbiamo, come sapete, istituito il nuovo commissario per l’edilizia carceraria. Faccio alcuni nomi: interventi in corso di realizzazione e di prossima ultimazione si annotano tra gli istituti di Cagliari, Milano Opera, Milano Bollate, Roma Rebibbia, Bologna, Gorizia e Agrigento. Inoltre, sono stati affidati gli appalti integrati di nuovi padiglioni di Vigevano, Rovigo, Ferrara, Viterbo, Perugia, Civitavecchia e Santa Maria Capua Vetere, la cui realizzazione dovrà essere ultimata entro il 2026.
Attraverso tali interventi saranno creati 2.574 nuovi posti detentivi. A questi si aggiungono altri 524 posti recuperati in interventi in corso nelle strutture di Napoli Poggioreale, Udine, Brindisi, Potenza e altro.
Non mi dilungo sul fatto, perché il tempo è scaduto, che però stiamo anche intervenendo per ridurre la popolazione carceraria, nel ridurre la carcerazione preventiva e nel tentativo di far espiare la pena di detenuti extracomunitari nei Paesi di origine, oltre a quella ben nota di una detenzione differenziata per tossicodipendenti.
PRESIDENTE. L’onorevole Giachetti ha facoltà di replicare.
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Signor Ministro, i soliti proclami, le chiacchiere, i numeri al lotto. Avete un anno fa detto di “no” alla liberazione anticipata speciale – poi un giorno mi spiegherà, Ministro, perché 45 giorni non sono una resa allo Stato e 75 invece sì, ma me lo spiegherà – e per farlo l’anno scorso avete fatto il decreto Carceri, un provvedimento fuffa che non aveva alcun strumento concreto contro il sovraffollamento. Però aveva l’istituzione, che lei ha ricordato, del commissario straordinario per l’edilizia carceraria. E che doveva fare questo commissario straordinario?
Doveva costruire nuove carceri, ma poi lei ci ha detto che le nuove carceri non si possono fare perché costano troppo e i residenti non vogliono; doveva utilizzare le caserme dismesse, ma anche questa è stata una bufala totale perché non erano a norma e perché, ovviamente, non risolveranno il problema. Avete poi spiegato che la soluzione erano i prefabbricati: qualche centinaio di posti tra tre anni a fronte di 16.500 detenuti in più.
Ebbene, avete fatto il bando della gara a marzo e ad agosto l’avete dovuto annullare perché avete sbagliato le stime. Siete anche incapaci, avete messo un commissario che sbaglia le cifre: l’importo, infatti, è lievitato di 13 milioni, dai 32 iniziali a 46,6, cioè 119.000 euro a posto, non so se mi spiego, signor Ministro.
E adesso dovete ricominciare tutto da capo. Le carceri scoppiano, detenuti, operatori e Polizia penitenziaria sono allo stremo e voi siete solo capaci di dire “no” a tutto. Anche avete affossato il generoso tentativo del Presidente del Senato La Russa e ignorato gli appelli che sono arrivati dalle denunce di Alemanno.
Come le dissi in altra occasione, signor Ministro, voi non solo dimostrate di non voler fare nulla contro il sovraffollamento, ma agite con l’intento, prima o poi, che la situazione diventi incandescente e mi creda ci siamo arrivati, Ministro
