Ogni anno, per iniziativa della rivista scientifica umoristica Annals of Improbable Research, presso la Boston University vengono assegnati i premi IgNobel che onorano gli studi scientifici più stravaganti ed eccentrici.
L’ultima cerimonia si è tenuta il 18 settembre 2025 e, come al solito, non ha deluso (chi vuole sapere tutto nei dettagli si colleghi a questo link di SKY TG24).
L’Italia si è fatta onore nella fisica con una ricerca collettiva che ha dimostrato come sia possibile preparare una cacio e pepe per molte persone senza formare grumi.
Altrettanto degni di nota altri studi che definire sorprendenti è poco.
C’è chi ha avuto la costanza di monitorare per 35 anni la crescita dell’unghia del suo pollice, chi ha dimostrato inoppugnabilmente che la presenza di scarpe maleodoranti ha un’influenza diretta sull’uso della scarpiera, chi ha accertato che l’uso di alcol favorisce l’apprendimento di lingue straniere, chi ha suggerito di dipingere strisce come quelle delle zebre sulle mucche per difenderle dalle punture di insetti.
Nei 35 anni da che è partito, il premio Ig-Nobel ha portato a fama mondiale altre ricerche memorabili: come gestire in modo intelligente un pene intrappolato nella zip dei pantaloni (1993), spray che le donne possono spruzzare sulla biancheria intima dei compagni per impedirne l’infedeltà (1998), le pulci dei cani saltano più in alto di quelle dei gatti (2008), allineamento lungo la direzione nord-sud dei cani durante la defecazione (2014), identificazione dei narcisisti, prima ancora che parlino, dal movimento delle sopracciglia (2020), impatto dell’accoppiamento delle alici sulla composizione delle acque oceaniche (2023), longevità umana estrema (gli ultracentenari) riscontrata per lo più in aree territoriali senza certificati di nascita, con errori amministrativi dilaganti, frodi pensionistiche e una breve durata della vita (2024).
Sì, ma che c’entra col diritto penale, si potrebbe chiedere qualcuno.
C’entra eccome e ora vengo e mi spiego, come dice il Commissario Montalbano.
Il punto di partenza è Cassazione penale, Sez. 3^, sentenza n. 32871/2014, 2 luglio 2014.
Vi è scritto testualmente quanto segue (neretti miei): “Non raramente, infine, i Giudici tendono — operando un errore cognitivo, noto in letteratura come visione a tunnel — ad abbassare il livello della difficoltà di valutare il magmatico compendio probatorio riducendolo nell’alveo di un’unica ipotesi; partendo dalla premessa che un evento sia successo, trattano gli elementi che la mettono in discussione come se fossero inconsistenti o meri “rompicapo” e non come controfatti idonei a confutare e falsificare l’ipotesi” .
L’ho tratta da “Tendenze generali e personali ai bias cognitivi e la loro ricaduta in campo forense; fondamenti e rimedi” di Guglielmo Gulotta, Prisca Egnoletti, Biancagiulia Niccolai e Lucia Pagani, in Sistema Penale, 11 giugno 2021 (liberamente scaricabile a questo link).
Così come dal medesimo scritto (pagg. 6 e ss.) ho tratto quelle che gli Autori definiscono tendenze sistematiche della visione a tunnel.
Mi limito ad elencarle, chi vuole approfondire i concetti farà bene a concedersi la lettura integrale del pregevole studio di cui parlo e ne vale veramente la pena.
Eccole: 1) Bias di conferma o preconcetto confermativo. 2) Bias dell’osservatore. 3) Bias del risultato. 4) Bias del senno di poi. 5) Effetto ancoraggio. 6) Effetto conformismo. 7) Effetto cornice. 8) Effetto del ruolo. 9) Euristica della disponibilità. 10) Euristica della rappresentatività o pensiero controfattuale. 11) Euristica della simulazione. 12) Fallacia della congiunzione. 13) Fallacia del difensore vs. fallacia dell’accusatore. 14) Fallacia del tasso di base. 15) Fattori non cognitivi (politici, sociali, economici). 16) Illusione di controllo e attribuzione di responsabilità. 17) Illusione di validità. 18) Percezione di correlazione illusoria.19) Perseveranza della credenza. 20) Pseudodiagnosticità. 21) Riduzione dissonanza cognitiva.
Sono tante, in effetti.
Ora, è vero che la decisione della terza sezione penale citata poc’anzi ha ammesso senza riserve la ricorrenza non rara di un errore cognitivo denominato visione a tunnel ma quale retaggio ha lasciato, quali proseliti ha fatto, quante decisioni successive ha ispirato?
Ogni lettore può fare la sua brava ricerca e troverà la risposta.
Ecco perché penso che la visione a tunnel e la sentenza che ne ha ammesso l’esistenza e la letteratura scientifica di cui è frutto avrebbero meritato tutte insieme di essere candidate al premio Ig-Nobel.
