La Cassazione penale sezione 5 con la sentenza numero 28515/2025 ha ribadito il principio di diritto in forza del quale legittimamente il giudice può affermare la sussistenza delle esigenze cautelari facendo riferimento ad elementi risultanti da sentenze non ancora irrevocabili, senza che ciò comporti violazione dell’art. 238-bis, cod. proc. pen., norma che, nel prevedere che possano essere acquisite e valutate come prova le sentenze divenute irrevocabili, si riferisce al giudizio di colpevolezza e non alle condizioni di applicabilità delle misure cautelari, nè dell’art. 238, comma 2- bis, cod. proc. pen. il quale, nel subordinare l’acquisizione di dichiarazioni rese in altri procedimenti alla condizione che il difensore abbia partecipato alla loro assunzione, si riferisce anch’esso al solo giudizio sulla responsabilità (Sez. 5, n. 57105 del 15/10/2018, Fedele, Rv. 274404).
La Suprema Corte ha già avuto modo di affermare che possono essere considerati, al medesimo fine, gli elementi desunti da altro procedimento a carico dell’indagato, richiamati negli atti di polizia giudiziaria utilizzati nel giudizio cautelare, giacché il relativo accertamento, vertendo su una condizione di fatto del tutto indipendente dai gravi indizi di colpevolezza, non soggiace alle regole per la formazione e valutazione della prova nella fase delle indagini preliminari; né, in tal caso, ricorre alcuna violazione del principio del contraddittorio, atteso che alla difesa è garantita la possibilità di dedurre elementi concreti dai quali escludere la sussistenza di altri procedimenti, ovvero comunque la loro rilevanza (Sez. 2, n. 47411 del 14/10/2021, del Mauro, Rv. 282360 – 01; Sez. 2, n. 33544 del 21/06/2017, Maiorana., Rv. 270524).
Pertanto, si sottolinea che, secondo la costante giurisprudenza di legittimità, i gravi indizi di colpevolezza per l’applicazione e il mantenimento di misure cautelari personali possono essere validamente desunti anche da sentenze non ancora irrevocabili, senza che ciò comporti violazione dell’art. 238- bis, cod. proc. pen. che, nel prevedere che possano essere acquisite e valutate come prova le sentenze divenute irrevocabili, si riferisce al giudizio di colpevolezza e non alle condizioni di applicabilità delle misure cautelari, né dell’art. 238, comma 2 bis, cod. proc. pen. che, nel subordinare l’acquisizione di dichiarazioni rese in altri procedimenti alla condizione che il difensore abbia partecipato alla loro assunzione, si riferisce anch’esso al solo giudizio sulla responsabilità (Sez. 5, n. 57105 del 15/10/2018, Fedele, Rv. 274404; Sez. 6, n. 88 del 06/11/2008, dep. 2009, Calabrese, Rv. 242376; Sez. 1, n. 40997 del 14/10/2008, dep. 2009, Caterino, Rv. 241431; Sez. 1, n. 17269 del 02/03/2001, Giannino, Rv. 218819; da ultimo v. Sez. 5, n. 17329 del 26/03/2024, Versace, non mass.)
