
Ieri ho fatto un colloquio telefonico con il carcere di Foggia. Poi ho mandato un vocale al padre del detenuto per comunicare che avevo sentito il figlio e per inviargli degli atti.
Poi ancora ho sentito la sorella di altro detenuto “ospite” al Pagliarelli di Palermo.
Mi ha fatto delle domande. Le parole di questa signora hanno interrotto bruscamente la sequenza dei miei pensieri che erano concentrati su altro.
Le ho risposto da avvocato che si può fare poco. La mia risposta non le piaceva.
A volte si attendono delle risposte dall’avvocato che possano placare l’ansia, in qualche modo. Allora ho aggiunto: ma lotteremo !!!
L’ho detto per una intuizione, non per effetto placebo. Ci credo veramente.
Ho, infatti, quasi immediatamente pensato ad una soluzione.
Forse mi ero così abbandonato dietro i miei pensieri che sono stato un poco superficiale con l’interessata. Chiusa la telefonata sono tornato all’inseguimento dei miei pensieri e di quella possibile soluzione.
Tra questi pensieri che rincorrevo uno l’ho agganciato: come è duro il carcere dei parenti !!!
Ci sono, infatti, due carceri: quello dei detenuti e quello dei parenti. Mogli, figli, sorelle, fratelli…
Il carcere dei detenuti funziona così: entri e trovi uno o più poliziotti penitenziari che si occupano di controlli. Generalmente molto fiscali.
Esame dei documenti, ritiro del cellulare, verifica della nomina. Alla fine ti fanno passare e attraversi la solita serie di porte blindate che si aprono e richiudono al tuo passaggio, fino alla Sala Avvocati. Questi locali si assomigliano tutti: accoglienti come la reception di un obitorio di provincia.
Il carcere dei parenti è un carcere a parte.
Una terra di nessuno, una via di mezzo tra il fuori e il dentro.
Niente che possa essere paragonato alla disumanità del carcere dei detenuti, niente che possa essere paragonato con l’umanità della vita fuori.
Un giro sulle montagne russe: dura poco, ti stravolge e ti rimette coi piedi per terra e la sensazione di avere sognato. Ma poi rischi di abituarti.
Ecco, questo mi dispiace molto: il rischio dell’abitudine.
All’improvviso mi sono reso conto di quello che succede nella mia testa da un poco di anni: corro il rischio dell’abitudine e dell’assuefazione e non mi piace.
Se ci rifletto la sensazione che ho é come per quelle figurine magiche che da piccolo trovavo nelle confezioni dei formaggini: a seconda di come le spostavi l’immagine cambiava, il protagonista si muoveva, altri personaggi apparivano.
E voglio rimanere fedele a questa sensazione.
Tutto si può risolvere: basta spostare bene la figurina.

splendido, …grazie della sua sensibilità li dove scrive “All’improvviso mi sono reso conto di quello che succede nella mia testa da un poco di anni: corro il rischio dell’abitudine e dell’assuefazione e non mi piace.
Se ci rifletto la sensazione che ho é come per quelle figurine magiche che da piccolo trovavo nelle confezioni dei formaggini: a seconda di come le spostavi l’immagine cambiava, il protagonista si muoveva, altri personaggi apparivano.
E voglio rimanere fedele a questa sensazione.
Tutto si può risolvere: basta spostare bene la figurina” ……un grande abbraccio
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