Separazione delle carriere, caso Almasri, carceri che implodono tra sovraffollamento e suicidi.
L’agenda della giustizia è piena di appuntamenti con la storia (no, troppo, con la cronaca) e si immagina che il responsabile del dicastero, On. Carlo Nordio, sia impegnato ventre a terra con ognuno di questi dossier al punto da non avere un minuto per grattarsi la testa.
In effetti così è stato per certi versi.
Un primo impegno, di quelli da far tremare i polsi, è la riassunzione a scopo divulgativo del processo a Gesù Cristo pubblicata in cinque puntate sul quotidiano Il Foglio il cui direttore, Claudio Cerasa, ha così tanto e così cortesemente insistito che il Ministro non ha saputo dirgli di no (a questo link per la notizia).
Anche perché – ha sottolineato Nordio – “Tutto il mondo si è interrogato sulla vita di Cristo, tranne l’Italia: qui l’argomento non è tabù, c’è solo indifferenza”.
Il Ministro colma quindi una lacuna intollerabile e, come non bastasse, lo fa partendo ad handicap: ha confessato senza reticenza che “non conosce l’ebraico, se la cava a malapena con il greco e il latino ed è a zero con il tedesco” ma ha potuto giovarsi del “risultato di centinaia di menti brillanti, i cui scritti hanno riempito corridoi di biblioteche” e si è affidato alla “buona volontà e alle ottime traduzioni”.
Quanto tempo ci sarà voluto per percorrere tutti quei corridoi, leggere ad uno ad uno quegli scritti e farsi permeare da quelle menti brillanti? Non sappiamo quantificarlo ma di certo tantissimo.
Altri avrebbero esaurito le loro energie nell’assolvimento di un compito così severo, non il Ministro che ha trovato il tempo di dedicarsi alla nobile virtù dell’amicizia, incontrando un suo sodale di vecchia data, il leggendario Adriano Panatta, vincitore dell’Open di Francia del 1976 (a questo link per la notizia).
Tanti i temi discussi nella simpatica riunione cui hanno partecipato le mogli dei due vecchi amici.
Il Ministro, forte delle sue competenze di abile inquirente, ha provato a stanare Panatta sui suoi trascorsi amorosi “Ma lui è un gentiluomo. E sulle donne segue l’insegnamento di Leon Gambetta, che agli ufficiali francesi, dopo la sconfitta con la Germania, diceva: “Pensateci sempre, non parlatene mai”.
Nordio ha anche svelato dettagli sui suoi sforzi per mantenersi in buona forma: “Quante vasche fa?” gli ha chiesto l’intervistatore, “Anche 40, un chilometro. Stile libero naturalmente (se la ride). Poi ogni volta, uscito dalla vasca, mi concedo un bel Negroni o uno Spritz Campari. Mi alleno per quello”.
Un gradevole bozzetto di vita privata di quelli che avvicinano gli esponenti delle istituzioni alla gente.
Non si pensi però che tra lo studio del processo a Gesù e le decine di vasche in piscina nel centro sportivo di Panatta il Ministro abbia trascurato le sue funzioni o omesso la comunicazione istituzionale.
Ecco allora un’altra sua intervista (a questo link per saperne di più) sul dibattuto tema del sovraffollamento delle carceri e della sua correlazione con i suicidi dei detenuti.
Nordio ha escluso fermamente che questa correlazione esista ed anzi – ha acutamente osservato – lì dove c’è una moltitudine di persone ammassate il rischio suicidario è ridotto per la costante e reciproca vigilanza tra i detenuti.
Che altro si può chiedere a quest’uomo?
