Ieri a Rebibbia, la triste contabilità della vergogna sminuita e sbeffeggiata dei suicidi è arrivata a 41.
Un uomo di 54 anni si è tolta la vita impiccandosi.
La situazione di Rebibbia è stata più volte denunciata: nella casa circondariale di Roma ci sono 1.565 detenuti a fronte di una capienza per 1.068 con un sovraffollamento di oltre il 143%, inoltre, sono 650 gli agenti di polizia penitenziaria, sulla carta senza tener conto di malattie, ferie, permessi ecc., a fronte di un fabbisogno di almeno 1.137 quantificati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
L’annunciata task force e le parole sulla misura del “controllo ei suicidi” grazie al sovraffollamento sono la prova della superficialità di chi , in una intervista al Corriere della Sera, ha rimarcato che il sovraffollamento non è una delle cause dei suicidi in carcere ma, anzi, “paradossalmente è una forma di controllo, alcuni tentativi di suicidio sono stati sventati dai compagni di cella”.
Oggi, chi dirà che il 41 uomo che si è tolta la vita ha la colpa di essersi isolato?
