Recentemente il professor Franco Coppi ha ricordato questo aneddoto che un altro grande avvocato Luciano Revel in maniera più disincantata e ironica, come era suo costume, narrò nella sua raccolta di esperienze professionali dal titolo “Leone vegetariano, pecore inferocite “
Ecco il breve racconto:
“Ancora oggi, sovente mi viene in mente un aneddoto che mi raccontò un grande avvocato.
Narrano le antiche storie che un giorno un povero diavolo inseguito da una folla minacciosa incontrasse un tale dal solenne portamento, vestito di un ampio mantello nero.
L’inseguito pare guardasse smarrito il personaggio che gli si parava dinnanzi, quasi temendo il male anche da costui; ma questi, aperto il mantello, accolse fraternamente tra le braccia il fuggiasco. Giunta sino a loro la moltitudine urlante e minacciosa, lo sconosciuto si rivolse ad essa dicendo: “Non giudicate, non uccidete, qualunque sia il delitto da costui commesso, prima d’averne sentito la difesa”.
E alla interdetta turba pronunziò la prima arringa della storia: “Onorevoli Signori della Folla, io difendo un innocente…”.
Questa è la leggenda della toga.
Una sublime affascinante sciocchezza, secondo Luciano Revel.
