Tempo addietro ebbi occasione di parlare della voglia di sangue e delle Tricoteuses del periodo del Terrore, cambiando problema (o colpevole) spunta l’usuraio Shylock e le sue velleità di avere una libbra di carne del povero Antonio, costi quello che costi, perché in fondo aveva Antonio in antipatia.
E il moderno Antonio è l’”antipatico” Alberto Stasi, che deve scontare il resto della sua vita nella più oscura cella dello Château d’If, sperando che non v’incontri pure lui un malnato Abate.
A lui sono dedicati gli strali del popolino che vuole la sua libbra di carne: in giro non si sente che richieste di non portare avanti l’inchiesta sulla morte della povera Chiara Poggi, battute sulle ricerche dei Carabinieri, scoperte di complotti di giudici, PM e carabinieri (i cancellieri evidentemente non eccitano la fantasia collettiva) per far scarcerare Stasi.
C’è chi s’è spinto a lamentarsi del fatto che a fine pena Stasi finirà di pagare il suo debito verso la giustizia e, addirittura, potrebbe tornare persino in libertà, e poi chiaramente questa inchiesta è solo finalizzata a fargli avere la revisione.
Premesso che l’Italia non è il Paese delle revisioni facili (ma nemmeno delle revocazioni volendo), a qualcuno deve essere sfuggito che, sin dall’origine, Stasi era uno degli assassini, ma non l’unico, e che a tutt’oggi l’inchiesta, che al momento coinvolge Sempio, è per concorso con Stasi (o altri), quindi ancora nulla di nuovo sotto il sole.
E per piacere non ci si venga a dire che lo fanno perché una volta condannato l’antipatico … pardon il presunto colpevole … pardon … il più probabile … insomma qualcuno il capitolo debba essere chiuso: a richiesta delle Iene è stato richiesto a furor di popolo un nuovo processo per Olindo Romano e Rosa Bazzi, presunti colpevoli della presunta strage di Erba (presunti perché da noi nessuno è veramente colpevole sino a che non lo dice qualche comico, per cui si iniziano le indagini alla ricerca del presunto assassino della presunta vittima e si chiudono con il presunto accertamento di una presunta morte, identificando il presunto colpevole, di cui viene presunta la responsabilità per condannarlo alla presunta pena).
Fermo restando che la pena non è mai abbastanza e la vittima viene uccisa di nuovo con la formulazione del capo di imputazione, col rinvio a giudizio, la condanna (che è sicuramente troppo lieve) e la motivazione (che non contiene abbastanza insulti) fermo restando che, scontata la pena, va ucciso tra atroci sofferenze.
Assieme al suo avvocato che sicuramente ne condivide le colpe, altrimenti perché mai lo difenderebbe?
Chiudiamo con una nota di ottimismo: quando dovessero accertare che c’è un nuovo imputato (presunto) avremo modo di vedere nuove forme di odio scatenarsi contro di lui, quindi si dimenticheranno di Alberto Stasi.
Almeno fino a che lo consentirà qualche nuova trasmissione comica.
