1975 – 2025, tempo di bilanci: in memoria di Fulvio Croce (Marco Eller Vainicher)

In un’altra epoca, in un altro universo, a Torino il Consiglio dell’Ordine assunse la difesa di ufficio di chi non voleva essere difeso ed anzi era pronto ad aprire il fuoco sul suo difensore: il COA aveva scelto di garantire lo svolgimento del processo, a proprio rischio per non imporre agli iscritti di esporsi.

Mi ha sempre colpito la storia di Fulvio Croce e, per la stessa ragione, quando mi fu chiesto di assistere un imputato scomodo, che i precedenti difensori avevano abbandonato per via delle minacce, mi sono reso subito disponibile, perché speravo che il concetto di ‘spirito di servizio’ fosse la mia bussola.

È passata una cinquantina d’anni, allora portavo i calzoncini corti, oggi i cordoni dorati, ed è tempo di bilanci …

Premetto di non avere risposte, l’avvocato è l’uomo del dubbio, non delle certezze, quindi lascio solo qualche domanda: siamo ancora gli uomini dei diritti, dello spirito di servizio, del garantire la funzionalità della giustizia a costo di non dormire la notte o lasciare la famiglia, o siamo quelli che seguono la moda decisa da qualche politico per racimolare voti per il Parlamento, perché vogliamo essere simpatici al mondo?

È un tema molto attuale, perché a giugno ci sono le elezioni forensi, inizia l’iter della nuova Legge Professionale, molto criticata, non possiamo non porci il dubbio di cosa le Associazioni Forensi siano custodi.

Quanto all’ultimo problema io direi: della moralità, siamo quelli chiamati a vagliare le scelte delle Istituzioni Forensi e denunciare eventuali scostamenti dal corretto agire.

Quanto al secondo … sono un avvocato da aula d’udienza, e sento molto fastidio da molti colleghi verso l’attuale formulazione e altrettanto verso le bozze di riforma che circolano.

Quanto al primo mi limito a chiedermi se i votanti cresceranno o diminuiranno e che lezione ne possiamo trarre, perché ogni cambiamento è una lezione individuata, che va appresa in modo da modificare quello che non va.

Ma quando si comincia a guardare più al passato che al futuro e si comincia a dire o tempora, o mores si è vecchi, nonostante l’anagrafe.