Correlazione tra imputazione e sentenza: la verifica non può esaurirsi in un confronto puramente letterale (Vincenzo Giglio)

Cassazione penale, Sez. 6^, sentenza n. 6528/2025, udienza del 24 gennaio 2025, ha ribadito il principio pacifico in tema di correlazione tra imputazione contestata e sentenza, secondo il quale, per aversi mutamento del fatto, occorre una trasformazione radicale, nei suoi elementi essenziali, della fattispecie concreta nella quale si riassume l’ipotesi astratta prevista dalla legge, in modo che si configuri un’incertezza sull’oggetto dell’imputazione da cui scaturisca un reale pregiudizio dei diritti della difesa; ne consegue che l’indagine volta ad accertare la violazione del principio suddetto non va esaurita nel pedissequo e mero confronto puramente letterale fra contestazione e sentenza perché, vertendosi in materia di garanzie e di difesa, la violazione è del tutto insussistente quando l’imputato, attraverso l'”iter” del processo, sia venuto a trovarsi nella condizione concreta di difendersi in ordine all’oggetto dell’imputazione (Sez. U, n. 36551 del 15/07/2010, Carelli, Rv. 248051; Sez. 3, n. 24932 del 10/02/2023, Rv. 284846 – 04).

La Suprema Corte ha sempre precisato che «non è sufficiente qualsiasi modificazione dell’accusa originaria, ma è necessaria una modifica che pregiudichi la possibilità di difesa dell’imputato», ipotesi che non ricorre quando «nel capo di imputazione siano contestati gli elementi fondamentali idonei a porre l’imputato in condizioni di difendersi dal fatto successivamente ritenuto in sentenza, da intendersi come accadimento storico oggetto di qualificazione giuridica da parte della legge penale, che spetta al giudice individuare nei suoi esatti contorni» (Sez. 5, n. 7984 del 24/09/2012, dep. 2013, Rv. 254648).