Donne cadute perché avvocate: Francesca Trombino (Riccardo Radi)

Anche noi avvocati abbiamo i caduti per aver esercitato la professione, non sempre li ricordiamo e spesso li dimentichiamo.

Ho scoperto per caso una storia di una vita spezzata a 43 anni, una vittima della professione che ha pagato con la vita l’esercizio quotidiano di essere avvocato.

In questi giorni sono stato a Pordenone dove c’è un’aula intitolata alla collega Francesca Trombino ed ho chiesto chi era e cosa le fosse accaduto.

Tra pochi giorni sarà l’anniversario ed oggi vorrei ricordare una collega morta per la sua professione: Francesca Trombino, madre di due bambini ancora piccoli, aveva 43 anni quando fu uccisa barbaramente a martellate dal marito di una sua assistita che la riteneva responsabile del fallimento matrimoniale.

L’aggressione è avvenuta a Pordenone il 6 marzo 1998 davanti allo studio della professionista.

Nel 2018 all’avvocata Francesca Trombino è stata dedicata un’aula del tribunale di Pordenone: “Il luogo più simbolico per un monito contro chi, a distanza di venti anni, continua a preferire la forza e la violenza alla giustizia”.

Con queste parole il presidente dell’Ordine provinciale degli avvocati, Rosanna Rovere, ha scoperto la targa in ricordo di Francesca Trombino: la professionista assassinata barbaramente per strada dal marito di una cliente

Il tributo alla Trombino, apprezzata legale civilista, è stato prestato da colleghi e magistrati, riunitisi con la toga di fronte all’aula che porterà il suo nome.

In ricordo ad una vittima dell’avvocatura : che si compone di fuoriclasse, gregari, grandi o umili, famosi o poco noti, ricchi o proletari.

Diciamolo, siamo individualisti per natura e anche un po’ per necessità ma tutti ci sentiamo innegabilmente parte di un insieme, parti di un tutto che alle volte detestiamo ma è la nostra vita e ci appartiene e quando muore un avvocato, viene a mancare una parte di tutto questo.