“Posso dirle con precisione quello che accadrà: la Cassazione annullerà la sua sentenza, assegnerà il processo all’Assise d’Appello di Agrigento, dove c’è un presidente che, mi duole dirlo, ha una certa affezione alla pena di morte. Ad Agrigento c’è anche un vecchio avvocato socialista, credo sia stato una volta deputato: buon avvocato e, inutile dirlo, segnato a dito come antifascista. Quest’avvocato assumerà certamente la difesa dell’imputato: che è quel che si vuole per dimostrare che c’è nel processo una contrapposizione tra il fascismo che cade inesorabile sui delitti efferati e l’antifascismo che squallidamente li difende; il che, bisogna metterlo in conto, avrà effetto secondario e retroattivo su di lei, sulla sua sentenza. In conclusione: ci sarà la sentenza di morte, l’imputato sarà fucilato”.
Questa è la previsione, lucidissima e destinata ad avverarsi, che, in “Porte aperte” di Leonardo Sciascia, il Procuratore del Regno fa al “piccolo giudice” che, contrario per principio alla pena di morte, era riuscito ad evitarla all’omicida reo confesso giudicato dalla Corte di assise di cui faceva parte.
Si parla sempre più spesso di sentenze politiche.
Penso che la previsione del Procuratore si riferisse esattamente ad una di esse.
