Segnaliamo ai lettori che è stata presentata una interrogazione al Senato, seduta dell’11 febbraio 2025, per chiedere al Ministero della Giustizia di conoscere : “chi siano i soggetti italiani utilizzatori del software di spionaggio prodotto dall’azienda “Paragon solutions” e quale autorità abbia avuto il ruolo o titolo nella gestione del software”.
Inoltre, da notizia di stampa, si apprende che il senatore Matteo Renzi, punta il dito sulla Polizia penitenziaria, in quanto sarebbe “l’unico corpo di polizia a non aver smentito l’uso dello spyware è stato quello della polizia penitenziaria, alle dipendenze del ministero della Giustizia”.
Su Fanpage si legge il testo di una seconda interrogazione annunciata che probabilmente verrà depositata oggi in Senato, ove si legge:
Al Ministro della giustizia
– premesso che: giovedì 6 febbraio il quotidiano britannico “The Guardian” ha riportato come l’azienda israeliana “Paragon solutions”, la quale vende il software di spionaggio “Graphite” a soggetti statali, avrebbe risolto un contratto con almeno un proprio cliente italiano, dopo che la stessa azienda avrebbe stabilito che in Italia sarebbero stati violati i termini di servizio e il quadro etico concordato al momento della stipula del contratto; nei giorni scorsi l’esecutivo ha dichiarato che la società “Paragon solutions” non ha rescisso alcun contratto nei confronti della nostra intelligence.
Poi hanno cambiato idea e hanno detto che avrebbero fatto due diligence.
Di fatto non è stato smentito che, oltre all’intelligence, non vi siano altri apparati dello Stato che abbiano in dote tale spyware, non indicando nello specifico quali sarebbero i clienti italiani di Paragon Solutions.
Pare fondamentale accertarsi dal Ministro interrogato che la Polizia penitenziaria sia totalmente estranea all’utilizzo del software di spionaggio venduto dall’azienda “Paragon solutions”.
Se così non fosse, si chiede di sapere quando e da chi sia stato firmato il contratto e quanto valga, sia l’importo dell’accordo. Si chiede altresì di sapere se risulti veritiero o meno che la Polizia penitenziaria abbia in dote e utilizzi lo spyware venduto dalla società “Paragon solutions”;
se risulti veritiero che il GOM utilizzi una propria struttura di intercettazione e quante persone compongano l’ufficio incaricato di seguire le intercettazioni per la polizia penitenziaria e quante risorse economiche siano state utilizzate dalla stessa per gli strumenti di intercettazione negli ultimi tre anni.
Se risulti veritiero che l’ex capo del Dap si sia dimesso e abbia indicato le ragioni del suo gesto in una lettera riservata inviata al Ministro.
Se in questa lettera e nella decisione delle dimissioni influiscano divergenze tra le vedute dell’ex capo del Dap e il sottosegretario Del Mastro delle Vedove e la capo di gabinetto Bartolozzi.
In attesa delle risposte, riportiamo il testo dell’interrogazione depositata al Senato l’11 febbraio 2025:
Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Premesso che:
“The Guardian” nei giorni scorsi ha riportato come “Paragon solutions”, l’azienda israeliana che vende il software di spionaggio “Graphite” a soggetti statali, avrebbe risolto un contratto con i propri clienti italiani;
sempre secondo The Guardian, lo scorso 31 gennaio 2025, Paragon avrebbe inizialmente sospeso in via cautelativa il contratto con i clienti italiani, dopo la prima accusa di un potenziale abuso dello spyware: pare che la decisione di risolvere in via definitiva i contratti sia stata presa, invece, nei giorni successivi, dopo che Paragon ha stabilito che in Italia sarebbero stati violati i termini di servizio e il quadro etico concordato alla stipula del contratto con la medesima società;
a quanto risulta, sarebbero 90 le persone complessivamente, tra cui giornalisti e membri della società civile, presenti in due dozzine di Paesi, ad essere state colpite dal software di spionaggio di livello militare: in Italia sono già emersi i primi casi, tra cui Francesco Cancellato, direttore di “Fanpage”, sito noto per le sue attività di inchiesta, che nei mesi scorsi hanno destato clamore in particolare per l’approfondimento sull’estrema destra, e Luca Casarini, fondatore dell’organizzazione non governativa “Mediterranea”, attiva nel soccorso in mare ai migranti, i quali hanno denunciato di essere stati spiati con questo software;
lo spyware Graphite di Paragon, da come riportato dai mezzi di informazione, può infettare un telefono cellulare all’insaputa di un utente, senza che quest’ultimo debba promuovere alcuna interazione: il virus, infatti, infetta i dispositivi di messaggistica del target tramite un portable document format (PDF) che viene inviato all’interno di una chat di gruppo.
Quando un dispositivo viene infettato, lo spyware ottiene l’accesso completo a tutti i dati contenuti: messaggistica, fotografie, archivio del telefono, compresi i messaggi scambiati su app crittografate come “WhatsApp”, mettendo così a serio rischio la privacy e la sicurezza dell’utente;
nei giorni scorsi, una nota di palazzo Chigi ha ufficialmente escluso che l’intelligence italiana abbia sottoposto a controllo i soggetti tutelati dalla legge 3 agosto 2007, n. 124, compresi i giornalisti, e ha comunicato che a seguito di una verifica dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale le utenze italiane interessate finora appaiono essere 7, contattate direttamente dalla società WhatsApp Ireland Limited: tuttavia, nella nota non viene chiarito se un software di questa natura rientra o meno nelle disponibilità dei nostri apparati, lasciando quindi profondi interrogativi in merito;
l’estrema delicatezza della vicenda impone un chiarimento urgente da parte della Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, e da parte dell’autorità delegata ai servizi di informazione e sicurezza e alla cybersecurity, il sottosegretario Alfredo Mantovano,
si chiede di sapere:
se la Presidente del Consiglio dei ministri intenda elencare chi siano i soggetti italiani utilizzatori del software di spionaggio prodotto dall’azienda “Paragon solutions” e quale autorità abbia avuto il ruolo o titolo nella gestione del software;
se risulti veritiero, come sostiene la stampa internazionale, che l’azienda Paragon solutions abbia posto fine ai suoi rapporti contrattuali con i suoi clienti italiani, dopo che in Italia sarebbero stati violati i termini di servizio e il quadro etico concordato alla stipula del contratto;
quali siano state le misure adottate dalle autorità competenti al fine di monitorare e prevenire lo spionaggio avvenuto ai danni di cittadini tramite il software di spionaggio Graphite”.
(4-01811)
Legislatura 19ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 11/02/2025
