Il 13 febbraio 2025 la prima sezione della Corte di Strasburgo ha deciso il caso n. 64066/19 di P. P. contro Italia (la sentenza nella versione in lingua francese e il comunicato stampa in lingua inglese sono allegati alla fine del post).
Come si ricava dal comunicato stampa, la ricorrente è una cittadina italiana nata nel 1970 e residente a Pisa.
Il caso riguarda la persecuzione e le molestie della ricorrente da parte del suo ex compagno, a partire dal 2007, e il successivo procedimento penale.
La ricorrente, invocando gli articoli 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti) e 8 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione, ha lamentato l’inefficacia dell’indagine penale e il mancato rispetto delle garanzie procedurali.
In particolare, ha sostenuto che i reati sono stati dichiarati prescritti a causa della mancata azione delle autorità con la dovuta tempestività e diligenza. Ha sostenuto inoltre che le autorità nazionali non hanno preso in considerazione la specifica questione della violenza domestica, poiché il reato di molestie non esisteva fino a febbraio 2009.
La Corte ha riconosciuto la violazione in danno della ricorrente dell’art. 3 CEDU e le ha attribuito a titolo di equa soddisfazione la somma di € 10.000.
