“Più fuori, meno dentro: i dati sull’esecuzione penale esterna”: la precisazione dell’Ufficio comunicazione e stampa del Ministero della Giustizia (redazione)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo integralmente, evidenziandola tra virgolette ed in corsivo, una nota pervenutaci dall’Ufficio comunicazione e stampa del Ministero della Giustizia.

Gentili responsabili del blog “Terzultima Fermata”,

 con riferimento al vostro commento in merito al pezzo pubblicato su gNews “Più fuori, meno dentro: i dati sull’esecuzione penale esterna” (https://terzultimafermata.blog/2025/02/06/piu-fuori-che-dentro-si-ma-cosa-detenuti-o-pacchi-vincenzo-giglio/?fbclid=IwY2xjawISfstleHRuA2FlbQIxMQABHZAlHhnHZyMaE3Pfk0iubhe0hkrBs0DAWOI6pyXRRePcQgXX2HIn6RR0ig_aem_0wVuPC7d3UeEeeyyxuMInw), segnaliamo che è stata evidentemente fraintesa la lettura dell’articolo, ma soprattutto l’interpretazione della foto di copertina.

Quello di magazziniere è uno dei possibili lavori socialmente utili, come tale di grande dignità, e con questa immagine si voleva rappresentare semplicemente un mestiere. Il fatto di equiparare le persone detenute ai pacchi, come si vuole far intendere da questo commento, è un’operazione nel migliore dei casi erronea, nel peggiore lesiva della dignità dei detenuti stessi. Sperando di aver fugato l’equivoco e con preghiera di pubblicazione.

Cordiali saluti”.

È probabile che da parte nostra si sia frainteso il senso dell’immagine scelta a corredo dell’articolo che ha attirato la nostra attenzione.

Ci limitiamo solo ad osservare che nulla di quell’immagine consentiva un immediato collegamento ad un detenuto e, per contro, il titolo dell’articolo consentiva l’assonanza che abbiamo ritenuto di cogliere.

Comunque sia, siamo lieti di esserci sbagliati e della precisazione e concordiamo sul fatto che il lavoro di magazziniere, al pari di qualsiasi altro offerto ai detenuti, sia dignitoso in sé e ancor di più in quanto opportunità di riscatto e riabilitazione.