Ieri i magistrati hanno protestato esibendo manifesti con frasi di Piero Calamandrei.
L’avvocato fiorentino è stato chiamato in causa come vessillo della lotta contro la separazione delle carriere in magistratura.
Ci siamo chiesti cosa pensasse l’avvocato fiorentino della funzione del pubblico ministero e se nei suoi scritti (ante articolo 111 della Costituzione e oramai datati) sia presente, almeno in embrione, la sensazione della necessità di separare le carriere dei giudicanti da quelle degli accusatori
Ci imbattiamo in questo pensiero sulla figura del pubblico ministero: “Fra tutti gli uffici giudiziari, il più arduo mi sembra quello del pubblico accusatore: il quale, come sostenitore dell’accusa, dovrebb’essere parziale al pari di un avvocato: e, come custode della legge, dovrebb’essere imparziale al pari di un giudice.
Avvocato senza passione, giudice senza imparzialità: questo è l’assurdo psicologico nel quale il pubblico ministero, se non ha uno squisito senso di equilibrio, rischia ad ogni istante di perdere per amor di serenità la generosa combattività del difensore, o per amore di polemica la spassionata oggettività del magistrato”
Parole che rivelano una prima riflessione sulla necessità di “uno squisito equilibrio” del pubblico ministero che il Calamandrei paragona all’avvocato nel seguente pensiero:”La miglior riprova dell’azione purificatrice che sulla coscienza del giudice esercita il dibattito di due avvocati contrapposti, destinati ad assorbir dall’aria tutte le intemperanze polemiche per lasciare il giudice isolato in un’atmosfera di serenità, è data dalla istituzione nel processo penale del pubblico ministero: nel quale lo Stato ha creato una specie di antagonista ufficiale dell’avvocato difensore, la cui presenza evita che il giudice si metta in polemica con questo e inconsapevolmente si faccia una mentalità avversa all’imputato.
Così nel processo penale, dove l’interesse di parte si sarebbe appagato di un avvocato solo, lo Stato ha sentito la necessità, nell’interesse pubblico, di mettercene due …”
da Elogio dei Giudici scritto da un avvocato, 1959

Ma quanti magistrati contestatori ha eletto il libro – dal titolo assai ironico – di Calamandrei?
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