Magistratura e politica e quel monito dimenticato (Antonio Barbieri)

Scrivevano magistrati autorevoli e indipendenti nel 1926 sul giornale La Giustizia Italiana: “Quando la magistratura si fa milizia di un partito politico, la parola giustizia perde ogni significato nella vita di un paese, qualunque ne sia il grado di ricchezza e di civiltà”.

I magistrati riuniti intorno a La Giustizia Italiana rivendicavano l’autonomia rispetto al regime fascista.

Sarebbero poi stati espulsi dalla magistratura.

Altri magistrati di quell’epoca giurarono amore incondizionato al regime fascista con la pubblicazione del libello “A S.E. Mussolini. I Pretori d’Italia”, Tivoli, Arti grafiche Marella, 1924 , all’interno della quale vennero raccolti pensieri di giubilo per il duce.

Ricordiamo, un passaggio significativo per rendere l’idea di quanto la militanza potesse sconfinare nel servilismo e nel grottesco: I 600 pretori lo presentarono, nel corso di una solenne cerimonia, a Mussolini, al Guardasigilli Rocco ed al presidente della Cassazione Mariano D’Amelio, accompagnandolo con queste parole: Infinitamente umili noi ci sentiamo, dinanzi alla sublime Purità Vostra che vorremmo adorare in silenzio.

Gli autori del libello non esitarono ad autocelebrarsi come rappresentanti della classe “che eccelle per cultura e primeggia per responsabilità”.

Così come non si vergognarono, rivolgendosi ai magistrati che “si preoccupano di apparire indipendenti”, di ricordargli che “la vostra scolastica è per i mediocri, ma non può prevalere agli (poco si capisce ma l’eloquio fascistissimo evidentemente li aveva mentalmente annebbiati) animati da sacro entusiasmo”.

Per chi volesse approfondire : https://terzultimafermata.blog/2022/09/28/magistrati-fascistissimi-animati-da-sacro-entusiasmo-una-pagina-nera-della-magistratura-italiana-di-riccardo-radi/?fbclid=IwY2xjawH-3qVleHRuA2FlbQIxMQABHR2CjGYKGjktdb8wdcg9Ih8ijF8jdWEGgoCU7JJZba56nWoy5CIcYpJ_2w_aem_0p35nd5ScF9643aZZNpZ2w

Lasciamo il passato e ritorniamo al presente.

I rapporti tra politica e giustizia sono, quindi, da sempre un punto controverso.

La forte affermazione contenuta nella nostra costituzione sull’autonomia e indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato affonda le proprie radici, come per tante altre norme, nella esperienza negativa del regime fascista.

Il contesto è ovviamente diverso, ma dal 1992 una parte della magistratura associata si è fatta milizia di una parte politica o forse si è addirittura fatta partito politico nella presa d’atto della totale inconsistenza della sinistra moderata italiana.

Sul piano politico, è il più grande danno che potessero fare alla costruzione di una sinistra social democratica credibile e catalizzatrice di consensi.

Sul piano dei rapporti tra poteri dello Stato, è semplicemente intollerabile e inaccettabile.

La separazione di carriere e funzioni tra magistrati requirenti e magistrati giudicanti e’ un principio liberale, inteso nel più ampio e alto senso del termine.

Peraltro, il liberalismo, inteso come garanzia delle libertà costituzionali rispetto ai poteri dello stato (tra i quali rientra indiscutibilmente anche il potere giudiziario) è storicamente un valore anche della ‘sinistra’.

Il tutto a garanzia non tanto del politico di turno sottoposto a procedimento penale ma soprattutto a garanzia di ogni cittadino.

Ed è una garanzia che rafforza e non indebolisce l’autonomia e l’indipendenza di pm e giudice nella concreta attuazione della giurisdizione.

Gli avvocati sono sempre dalla parte delle libertà costituzionali indipendentemente dalle opinioni politiche di ognuno e dal colore politico del governo in carica.

Gli avvocati sono idealmente dalla parte degli quei magistrati che diedero corpo e voce a La Giustizia Italiana.

Scrivevano quei magistrati: “Il carrierismo con il sistema degli scrutini anticipati degli incarichi speciali e delle classifiche distillate attraverso una così larga varietà di alambicchi aveva oltremodo rafforzata fino a minare perciò l’indipendenza del giudizio dei magistrati”.

Un commento

  1. Grande saggezza: forse, per evitare il peggio, è necessario tornare all’immunità parlamentare, grande guarentigia dei maestri costituenti.

    Avv. Antonio de Grazia

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