Dall’estro musicale e poetico di Paolo Conte venne fuori nel 1987 un pezzo strano, se non addirittura strampalato.
“Aguaplano”, così si chiamava (a questo link per ascoltarla su Youtube).
Eccone alcuni versi:
“Scendi pilota, fammi vedere, scendi a bassa quota, che guardi meglio e possa raccontare cos’è che luccica nel grande mare.
Ne sono certo, è proprio un pianoforte da concerto, dal suono avuto dal mistero, un pianoforte a coda lunga, nero.
Certo c’è stata laggiù una storia molto complicata, ci va una bella forza per lanciare, un piano a coda lunga in alto mare”.
Una storia strana, come si diceva: un aereo che sorvola un tratto di mare nel quale luccica un pianoforte che non si capisce bene come e perché sia finito lì.
Ci si aspetta che un pianoforte stia in una sala per concerti, su un palco, in un pianobar, in un conservatorio, in una casa abitata da qualcuno a cui piace suonare ma non certo in mezzo al mare.
Eppure, la realtà è sempre pronta a smentire le aspettative razionali.
Scorrendo, anzi sorvolando, la giurisprudenza di legittimità si trovano vari esempi di usi divergenti dello strumento che associamo più di ogni altro alla musica: nascondiglio per un ladro, fonte di produzione di immissioni sonore oltre il livello di guardia, occasione di scontro tra eredi e di rivendicazioni giuslavoristiche.
C’è, però, un’ulteriore prospettiva ed è quella metaforica.
La storia di Conte evoca infatti concetti chiave validi per tutti, quindi anche per chi, a qualsiasi titolo, si interessa di diritto.
La curiosità, prima e sopra ogni altra cosa: se il passeggero non fosse stato attratto dal luccichio nel mare e non avesse chiesto al pilota di poter dare un’occhiata, la storia sarebbe andata perduta.
La bassa quota: anche nella stratosfera succedono cose interessanti ma sono alla portata di pochi; assai più giù ne succedono altrettante ma con il vantaggio che tutti possono vederle; senza poi contare che espressioni come “bassa quota” o “volare basso” suggeriscono qualcosa di livello scadente o almeno di qualità inferiore alla media ed è bene accertarsene.
L’immaginazione: senza di essa un pianoforte resta sempre e soltanto uno strumento musicale ma, come abbiamo visto, può essere molto altro.
Lo stesso vale per storie che più banali non potrebbero apparire ma che, già al primo scavo, rivelano una seconda e talvolta anche una terza natura: così può accadere, nella prospettiva giuridica, per la correzione di un errore materiale, per una dichiarazione di inammissibilità rilevata de plano, perfino per la formula PQM che precede un dispositivo e che, normalmente solitaria, può contenere un’aggiunta sorprendente.
Tutte queste parole – e sono state sicuramente più di quelle che servivano – per dire che il diritto è ben poco senza curiosità e immaginazione e pensiero laterale.
Terzultima Fermata farà di tutto per non dimenticarsene.
