Sull’edizione web del quotidiano Il Riformista del 13 gennaio 2025 è stata pubblicata un’intervista (a questo link per la lettura) concessa agli avvocati Alberto de Sanctis e Orlando Sapia da Paulo Pinto de Albuquerque, portoghese, attualmente titolare degli insegnamenti di diritto penale e diritti umani presso l’Università Cattolica di Lisbona, già giudice della Corte europea dei diritti umani tra il 2011 e il 2020 e, in tale ultima veste, estensore di decisioni, ma anche di opinioni dissenzienti, che hanno contribuito in modo rilevante a definire il tratto più autenticamente garantista della giurisprudenza convenzionale nella materia penale.
Nell’intervista de Albuquerque ha espresso in modo chiarissimo il suo sostegno al progetto di legge costituzionale finalizzato alla riforma dell’ordinamento giudiziario e dal quale, se approvato, deriverà la cosiddetta separazione delle carriere.
Rimando per la giustificazione di tale posizione alla lettura integrale dell’intervista.
Mi limito ad aggiungere che de Albuquerque ha citato come significativo e positivo precedente europeo la medesima riforma attuata proprio nel suo Paese nel 1978, a pochi anni di distanza dalla cosiddetta Rivoluzione dei Garofani del 1974 che spazzò via gli ultimi cascami del brutale regime dittatoriale, noto come Estado Novo, instaurato da António Salazar nel 1933.
In Portogallo, dunque, la separazione delle carriere avvenne sotto l’egida di una Stato democratico e come segno di tale democraticità.
Concludo con un’ultima constatazione.
Il Professore Pinto de Albuquerque è un’icona per il fronte democratico della magistratura associata ed è da quest’area che è arrivato il titolo di cui, per sua stessa ammissione, è più orgoglioso: “il giudice dei lasciati indietro“.
Basti qui ricordare che, poco tempo dopo la scadenza del suo mandato a Strasburgo, l’editrice Pacini Giuridica ha pubblicato l’opera collettanea “Europa Umana. Scritti in onore di Paulo Pinto de Albuquerque”.
È nutritissimo e prestigioso il parterre dei contributors: Antonio Balsamo, Paola Bilancia, Elena Bindi, Marcello Bortolato, Silvia Buzzelli, Anna Silvia Bruno, Gianni Canzio, Daniela Cardamone, Luisa Cassetti, Roberto Chenal, Mario Chiavario, Sofia Ciuffoletti, Roberto Giovanni Conti, Riccardo De Vito, Angela Di Stasi, Emilio Dolcini, Elvio Fassone, Fabio Fiorentin, Giovanni Maria Flick, Davide Galliani, Gian Luigi Gatta, Fabio Gianfilippi, Glauco Giostra, Tania Groppi, Roberto Kostoris, Elisabetta Lamarque, Giovanni Mammone, Vittorio Manes, Giuseppe Martinico, Anna Maria Maugeri, Mauro Palma, Marco Pelissero, Francesco Perrone, Oreste Pollicino, Andrea Pugiotto, Guido Raimondi, Daniela Ranalli, Barbara Randazzo, Giorgio Repetto, Antonio Ruggeri, Emilio Santoro, Vincenzo Sciarabba, Andrea Sitzia, Andrea Tamietti, Michele Taruffo, Luisa Trizzino, Giulio Ubertis, Francesco Viganò e Vladimiro Zagrebelsky.
Il meglio del pensiero giuridico progressista si è dunque riunito per manifestare a de Albuquerque apprezzamento e riconoscenza per il suo decisivo contributo alla promozione dei diritti umani fondamentali in ambito penale.
Cosa dirà adesso quella stessa “intellighenzia”, prevalentemente e convintamente schierata contro il progetto di riforma dell’ordinamento giudiziario, ora che il vessillo dei diritti umani si è schierato dall’altra parte?
Se ne parlerà come di “un compagno che sbaglia”? Si dirà che ha smarrito per strada la sua vocazione libertaria e si lascerà indietro proprio lui, il giudice dei lasciati indietro? O, al contrario, si comincerà a riflettere e, ove sembrasse necessario, a predisporsi ad una revisione anche solo parziale o, al minimo, all’abbassamento dei toni e alla diminuzione delle invettive?
Curiosi di saperlo.
Credito fotografico: l’immagine del Prof. Paulo Pinto de Albuquerque è stata tratta dalla scheda del suo profilo archiviata nel sito web istituzionale della Corte europea dei diritti umani, a questo link.
