Tossicodipendenza e le condizioni per l’incidenza sull’imputabilità (Riccardo Radi)

La Cassazione sezione 4 con la sentenza numero 42486/2024 ha ricordato che la condizione di tossicodipendenza che influisce sulla capacità di intendere e di volere è quella che, per la sua ineliminabilità e per l’impossibilità di guarigione, provoca alterazioni patologiche a livello cerebrale, implicanti psicopatie che permangono a prescindere dal rinnovarsi di un’azione strettamente collegata all’assunzione di stupefacenti, di talché risulta indiscutibile trattarsi di vera e propria malattia psichica.

Sulla stessa falsariga, ricordiamo cassazione sezione 6 sentenza numero 25252/2018, che ha espresso il seguente principio di diritto: la situazione di tossicodipendenza che influisce sulla capacità di intendere e di volere è solo quella che, per il suo carattere ineliminabile e per l’impossibilità di guarigione, provoca alterazioni patologiche permanenti, cioè una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un’azione strettamente collegata all’assunzione di sostanze stupefacenti, tali da fare apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte a una vera e propria malattia psichica.

Fattispecie in cui la Suprema Corte ha confermato l’esclusione dell’incapacità di intendere e volere, ritenendo che la documentazione medica prodotta dall’imputato certificava un disturbo dell’orientamento, con ansia e depressione, ma non uno stato patologico permanente e non più dipendente dall’assunzione di sostanze stupefacenti, tale da configurare una malattia psichica incidente sull’imputabilità.