Conclusioni scritte della difesa: il giudice d’appello può ignorarle se sono meramente “apparenti” (Vincenzo Giglio)

Cassazione penale, Sez. 1^, sentenza n. 545/2025, udienza del 17 dicembre 2024, ha affermato che l’omessa valutazione delle conclusioni scritte inviate dalla difesa a mezzo PEC ex art. 23-bis del decreto-legge n. 137 del 2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 176 del 2020, integra un’ipotesi di nullità generale a regime intermedio per lesione del diritto di intervento dell’imputato, ai sensi dell’art. 178, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., soltanto se esse abbiano un autonomo contenuto argomentativo volto a sostenere le ragioni del gravame, perché in siffatta eventualità costituiscono effettivo esercizio del diritto di difesa.

Viceversa, l’omessa valutazione delle conclusioni da parte della Corte di appello dà luogo a un’irregolarità non invalidante nel caso in cui esse siano meramente “apparenti” e la sentenza impugnata si sia comunque confrontata con tutti i temi devoluti nell’appello, fornendo ad essi risposte pertinenti ed esaurienti (cfr. Sez. 2, n. 25365 del 16/02/2023, Sez. 2, n. 30232 del 16/05/2023 e Sez. 6, n. 44424 del 30/09/2022).