Separazione dei magistrati dagli incarichi fuori ruolo: magari più utile della separazione delle carriere? (Vincenzo Giglio)

Molto si è detto e si sta programmando di fare riguardo alla cosiddetta separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici.

Si dà quindi per conosciuto tutto ciò che serve sapere sul punto.

Qui si preferisce trattare una questione diversa ma complementare che non gode della stessa attenzione: quella dei percorsi seguiti da non pochi magistrati, giudicanti o inquirenti che siano, che li portano ad accantonare le funzioni per le quali sono stati assunti ed hanno prestato giuramento ed assumerne altre extra-giudiziarie.

Nulla di illegittimo, sia chiaro: l’assunzione di queste diverse funzioni è consentita dalla legge.

E tuttavia può accadere che collocamenti fuori ruolo che ci aspetterebbe essere di durata limitata si trasformino invece in sistemazioni di lungo periodo.

Ecco un esempio ed è tutt’altro che isolato.

Si parla di un magistrato che è entrato in carriera nel 2002.

Dopo il prescritto periodo di tirocinio ha assunto le funzioni di giudice presso un Tribunale, rimanendovi fino a luglio del 2010.

Dal mese successivo è stato trasferito presso un altro Tribunale e vi è rimasto fino a gennaio 2014.

Immediatamente dopo ha assunto l’incarico di magistrato addetto all’Ufficio studi e documentazione del Consiglio superiore della magistratura, transitando pertanto nell’elenco dei fuori ruolo.

A gennaio del 2018 è stato trasferito all’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di cassazione, incarico di ruolo, rimanendovi fino ad aprile del 2021.

Immediatamente dopo è stato designato capo della segreteria del Sottosegretario di Stato alla Giustizia, rimanendovi fino ad ottobre del 2022 (incarico fuori ruolo).

Immediatamente dopo è stato designato come magistrato addetto all’Ufficio di Gabinetto del Ministro della Giustizia, rimanendovi fino a giugno del 2024 (incarico fuori ruolo).

Immediatamente dopo è stato designato come Vicecapo del Gabinetto del Ministro della Giustizia e tuttora ricopre questa carica (incarico fuori ruolo).

Risultato: negli ultimi undici anni il magistrato in questione ha ricoperto un ruolo giudiziario in senso stretto per circa tre anni e mezzo mentre nei restanti sette e mezzo ha prestato servizio presso organismi istituzionali diversi dalla magistratura.

Tutto legittimo, lo si ribadisce, e non si intende certo negare che competenze proprie del personale magistratuale possano essere utili o addirittura indispensabili anche fuori della giurisdizione.

Difficile comunque non pensare che quelle stesse competenze potrebbero essere cercate fuori dell’ordine giudiziario o, se proprio non si può uscire da quell’ambito, potrebbero essere assicurate da più magistrati per periodi brevi (o almeno non così lunghi da estraniarli dalle funzioni giudiziarie) e non da uno solo per anni e anni.

Non sarebbe anche questa una riforma a cui pensare?