La giustizia deve essere pubblica e i bavagli non le si addicono? Parliamone! (Vincenzo Giglio)

Brutta stagione per la magistratura associata.

Ancora di più per i suoi rappresentanti di vertice.

Ogni santo giorno costretti a indignarsi, stupirsi, costernarsi, desolarsi e via discorrendo.

L’ultima occasione è la cosiddetta legge bavaglio, cioè il divieto di pubblicare passaggi testuali delle ordinanze custodiali.

Il processo – tuona il presidente dell’ANM – è per sua natura pubblico, se invece è segreto – rituona – siamo già in un sistema liberticida.

Se una persona viene privata della libertà – trituona – tutti devono saperlo perché il controllo pubblico è proprio delle democrazie, è esso stesso democrazia.

Parliamone.

Il processo è per sua natura pubblico: giusto!

Com’è allora che la stessa magistratura non batte ciglio ogni volta che l’oralità perde un pezzo, che lo spazio per la difesa si restringe, che la carta scaccia la parola, che il giudice è tenuto lontano dalle parti e magari anche dal processo stesso?

Com’è che non solo non fiata ma addirittura auspica questa rarefazione progressiva della pubblicità, spacciandola come utile strumento organizzativo? E com’è che suoi esponenti, per ora pochi, domani chissà, cedono addirittura alla tentazione di decidere prima e a prescindere dalle parti, come ci hanno dimostrato i casi delle sentenze pre-compilate e delle camere di consiglio a puro scopo scenico?

Il processo è pubblico ma, se lo è, è tutto pubblico, ivi comprese le sue conseguenze più nefaste, quelle prodotte dagli errori giudiziari.

Com’è allora che il suddetto presidente dell’ANM trova da ridire perfino sull’istituzione della Giornata in memoria degli errori giudiziari, sostenendo che sia buona solo a indurre sfiducia pubblica? Sta forse dicendo che la tutela del buon nome della magistratura vale più del diritto del popolo di sapere se i delegati che in suo nome amministrano la giustizia eseguono bene o male il loro compito?

Passiamo alle conclusioni.

Il controllo pubblico è democratico ma lo è solo, e con ampiezza illimitata e senza sconti e riguardi, se si parla degli arrestati, non lo è più se si discute dei magistrati.

Il processo pubblico è democratico solo per chi lo subisce ma, di nuovo, non lo è più se chi ne ha la responsabilità si stufa o si sente un po’ stanchino o, più semplicemente, vuole le mani libere per migliorare le statistiche o magari a tutela degli arcana imperii, vale a dire del proprio ruolo sacerdotale.

Questo è il senso dell’ANM per la pubblicità della giustizia e, francamente, pare piuttosto strabico.