“L’ermeneutica è l’arte di cavare da un testo ciò che dentro non c’è: a cosa servirebbe altrimenti – se si ha il testo?”.
È un’espressione del filosofo tedesco Odo Marquard.
Bisognerebbe a questo punto approfondire ognuno dei suoi segmenti e poi allargare lo sguardo al contesto storico, ideologico e politico entro il quale fu concepita.
Ma questo è solo un blog e gli si addicono piuttosto suggestioni rapide o addirittura istantanee e, soprattutto, effimere: durano un attimo e poi vanno via.
Mettiamole insieme allora queste suggestioni.
L’interpretazione è un’arte
Ammesso e non concesso che sia vero, se lo è non può che appartenere al genere delle arti liberali, cioè a quelle proprie dell’uomo libero e che, come da definizione Treccani, si esplicano soprattutto con l’intelletto e, all’interno di queste, alla specie delle cosiddette arti del trivio (grammatica, dialettica, retorica).
Già, ma quale di queste?
Da escludere la grammatica: i prodotti primari contemporanei dell’interpretazione, cioè le sentenze, non sono propriamente icone di stile linguistico.
Da escludere anche la dialettica: si intende normalmente per tale la contrapposizione tra due tesi usata come strumento e metodo di ricerca della verità. Così, in effetti, dovrebbe essere ma troppo spesso ci si imbatte in contrapposizioni puramente sceniche in cui la verità, anziché seguire alla ricerca, la precede.
Resta allora soltanto la retorica, ovvero l’arte del persuadere con le parole.
Scelgo questa ma solo perché le alternative sono finite e con la precisazione che l’interpretazione odierna tenta sì di persuadere ma ci riesce a stento e di rado.
Cavare da un testo ciò che dentro non c’è
Questo frammento è perfetto è indiscutibile.
Una della caratteristiche più identitarie dell’interpretazione come la si intende oggi è la costante tentazione dei suoi artefici verso la ricerca di ciò che nel testo non c’è.
Segno di saggezza, di capacità visionaria, di lodevole sussidiarietà a fianco di un legislatore poco ispirato e attento oppure di arroganza, di ego ipertrofici? Boh, vallo a sapere.
A che servirebbe l’interpretazione se c’è il testo?
Bella domanda!
È la stessa che ci poniamo tutti i giorni e non abbiamo ancora una risposta.
