Il primo processo “umano” in un poema: lo “Scudo di Achille” (Riccardo Radi)

La prima cronaca di un processo svolto in pubblico con giudici umani e non divini, con le parti e con la pena da applicare ci viene raccontata nell’Iliade, nel passo noto come lo “Scudo di Achille”.

E v’era del popolo nella piazza raccolto: e qui una lite sorgeva: due uomini litigavano per il compenso d’un morto;

uno gridava di aver tutto dato, dichiarando in pubblico, l’altro negava d’aver niente avuto;

entrambi ricorrevano al giudice, per avere la sentenza, il popolo acclamava ad entrambi, di qua e di là difendendoli;

gli araldi trattenevano il popolo;

i vecchi sedevano su pietre lisce in sacro cerchio, avevano tra mano i bastoni degli araldi voci sonore, con questi si alzavano e sentenziavano ognuno a sua volta;

nel mezzo erano posti due talenti d’oro, da dare a chi di loro dicesse più dritta giustizia”.

Questo passo dell’Iliade è stato definito “la fonte di gran lunga più esauriente in materia di amministrazione della giustizia contenuta nei poemi” da Eva Cantarella, Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco, Giuffrè, Milano 1979, p. 25.

Si tratta di una controversia sorta in seguito a un omicidio: un parente del morto vuole esercitare la vendetta sull’omicida, ma questi oppone di non doverla subire, avendo già pagato una poiné, una somma a titolo di riparazione. Agli anziani spetta emettere la sentenza, decidendo se la poiné sia stata pagata o meno.

Quanto alla poiné, nella mitologia greca, Poiné (in greco antico: Ποινή, Poinḗ), in italiano Poina, Poena o Pena, era il demone delle pene, delle vendette, delle condanne e delle espiazioni: “Chi, avendo compiuto un atto che richiedeva vendetta, voleva sottrarsi all’esercizio di questa, aveva due modi per farlo: pagare all’offeso compenso in beni o denaro (poiné) o recarsi in esilio”, sempre da Eva Cantarella, Norma e sanzione in Omero.