Se nulla è stato fatto, solo il nulla può essere celebrato: il bilancio del presidente uscente della Camera penale di Roma (Riccardo Radi)

Ho ricevuto e letto una e-mail del presidente uscente della Camera penale di Roma il quale, annunciando l’intenzione di non ricandidarsi, ha sentito il bisogno di tracciare un bilancio dei risultati ottenuti mentre era in carica.

Comincia con una nota d’orgoglio: “siamo stati protagonisti di battaglie fondamentali che hanno aumentato la visibilità e la considerazione della nostra Camera Penale sia nei media che nelle sfere politiche e giudiziarie”.

Annoto le parole “visibilità” e “considerazione”, proseguo la lettura e scopro che il protagonismo e le battaglie fondamentali hanno avuto il loro momento più fulgido nell’organizzazione dell’anno giudiziario dei penalisti e nel prestigio, soltanto riflesso ovviamente, acquisito grazie alla partecipazione “del Presidente del tribunale e della Corte d’appello e del Procuratore e della Repubblica e del Procuratore Generale” che hanno fatto dono di sé senza risparmio, raccolto i giusti applausi per poi sparire con le spalle un po’ curve in previsione degli impegni improrogabili ai quali avrebbero dovuto attendere.

Confronto serrato? Dichiarato, sì, reale, no.

Almeno un’elencazione dei disagi quotidiani dei penalisti? Non pare, nessuna traccia.

Prestigio acquisito dalla Camera penale capitolina in seguito all’evento epocale? Tantissimo. Ma in che senso? Boh!

È finita qui? Ma non scherziamo!

Ci sono stati altri due eventi di portata planetaria: la visita a Regina Coeli e la maratona oratoria di complemento, entrambe vivificate, addirittura sublimate, dalla constatazione che “il tempo per un intervento risolutivo è scaduto”.

Risultati? Quelli nazionali li conosciamo tutti: sovraffollamento sempre più prossimo ai livelli pre-Torreggiani, suicidi in carcere mai così tanti. Condizioni che certo non hanno risparmiato Regina Coeli dove si sono registrati altri due suicidi tra luglio e settembre.

Riflessioni sull’efficacia della strategia e magari cambiamenti in corsa? Non risulta e la grande considerazione in cui è tenuta la nostra amata Camera penale non si è ritenuto di spenderla a favore di iniziative come quelle auspicate dai garanti Stefano Anastasia e Valentina Calderone: “Ma non si può continuare così: le carceri stanno scoppiando e a nulla servono i miraggi di nuove carceri o della prossima presa di servizio di nuovi poliziotti che a mala pena compenseranno quelli che andranno in pensione.

Allo stesso modo sarebbe inutile anche la malsana idea che sta circolando nell’Amministrazione penitenziaria di risolvere tutto con ordine e disciplina, nuovi reati e gruppi operativi speciali di polizia. Basta con la stagione della propaganda, serve discutere di risposte urgenti che non possono non contemplare una drastica riduzione della popolazione detenuta, commisurata agli spazi e al personale sanitario e penitenziario effettivamente disponibile e in grado di assicurare una detenzione dignitosa a chi non possa attendere il giudizio o scontare la pena fuori dal carcere“.

Che dire poi dell’assemblea aperta sulle condizioni operative del Tribunale di Sorveglianza di Roma? Nulla si può dire perché nulla è cambiato.