I droni: strumenti ricreativi e professionali ma anche risorse belliche e criminali (Vincenzo Giglio)

I droni sono saliti alla ribalta soprattutto dopo lo scoppio del conflitto russo – ucraino ma i loro antenati furono utilizzati già durante la Prima guerra mondiale.

Oggi, questi dispositivi (denominati anche UAS: Unmanned aerial system/ Sistema aeromobile a pilotaggio remoto) sono dotati di una tecnologia molto più avanzata rispetto al passato e stanno cambiando radicalmente le guerre moderne.

Oltre all’efficacia e alla versatilità, i droni risultano essere anche molto più competitivi a livello economico rispetto alle armi convenzionali e di conseguenza tutti gli eserciti se ne stanno ampiamente dotando.

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom nel loro utilizzo sia in campo militare che civile e l’interesse emerso attorno a questi velivoli ha portato ad un rapido incremento degli investimenti nel settore che è andato di pari passo con uno sviluppo particolarmente veloce della loro tecnologia.

La prossima generazione di droni verrà potenziata con l’integrazione dell’intelligenza artificiale (AI) e questa innovazione, col tempo, li renderà molto più sofisticati, equipaggiati con apparecchiature altrettanto sofisticate, capaci, tra le altre cose, di adattarsi e di reagire ad ambienti e situazioni differenti ed in modo del tutto autonomo.  

Una rapida evoluzione tecnologica che richiederà una disciplina normativa altrettanto evoluta per affrontare i problemi generati o generabili da sistemi così avanzati.

I droni sono entrati a far parte anche degli arsenali del crimine organizzato internazionale, trovando utilizzo soprattutto nel contrabbando di stupefacenti, merci illegali e delitti di varia natura. Ma, tra reati più comuni commessi tramite il loro uso, figurano principalmente quelli legati alla violazione della privacy: l’acquisizione illecita di immagini e video attinenti alla vita privata delle persone e la diffusione non autorizzata di dati acquisiti illegalmente. Così come stalking e molestie di varia natura. Si consiglia di consultare a tal fine la scheda infografica predisposta dal Garante per la Privacy allegata alla fine del post.

A questi illeciti si aggiungono quelli prodotti dalla conduzione irresponsabile del velivolo come, ad esempio: collisioni con strutture presenti o con altri velivoli autorizzati causate dal sorvolo non autorizzato di zone “no-fly”, oppure danni arrecati a cose e/o a persone derivanti sostanzialmente dalla mancata osservazione delle distanze previste dal regolamento ENAC (l’ente nazionale per l’aviazione civile) e avvenuti per guasti o per caduta del drone.

La responsabilità dei reati commessi tramite i droni non ricade solo sul pilota/operatore (generalmente, pilota e operatore sono la stessa persona, ma potrebbe accadere che siano anche due persone differenti: il proprietario del velivolo e il pilota dello stesso) riguarda anche il committente di questo genere di servizi. È fondamentale, quindi, per evitare di incorrere in qualsiasi sanzione, affidarsi sempre ad un professionista che operi nel pieno rispetto delle norme stabilite dal regolamento e che risulti registrato presso il sito dell’ENAC. Sul portale D-Flight (sito designato dall’ENAC per la registrazione dei droni in Italia) è possibile consultare l’elenco degli operatori SAPR (acronimo di Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto, utilizzato per definire i droni usati a scopo professionale) che hanno acconsentito a comparirvi (a questo link per la consultazione).

Fortunatamente, oltre ai deprecabili usi bellici e criminali, i droni vengono adoperati anche per altri tipi di applicazioni, decisamente più pacifiche e legali, come la fotografia aerea, la mappatura, l’ispezione di infrastrutture, il trasporto di persone e persino per contrastare il crimine, oltre all’uso prettamente ricreativo.

Ma anche queste attività devono sottostare ad una serie di regole.

Perché un drone possa volare legalmente in Italia bisogna rispettare i requisiti relativi al suo utilizzo stabiliti dall’ENAC. Il mancato rispetto del regolamento può comportare sanzioni significative. Queste possono includere multe anche piuttosto pesanti, la confisca del velivolo e, nei casi più gravi, come già accennato, conseguenze penali.

Vediamo allora, in breve, quali sono le cose da sapere per operare in sicurezza.

La maggioranza dei droni per uso civile opera nella categoria aperta. In linea generale, in questa categoria è possibile far volare il proprio drone senza un’autorizzazione. La categoria aperta, destinata alle attività ricreative e ad alcune attività commerciali a basso rischio, è suddivisa in tre sottocategorie: A1, A2 e A3 dove i droni vengono classificati in base al peso e per ciascuna di essa vengono definiti specifici limiti d’impiego.

I droni tra 250 grammi e 25 chilogrammi richiedono:

  • formazione del pilota (patentino ottenibile tramite la frequentazione di un corso online), registrazione obbligatoria per tutti gli operatori sul portaleD-Flight, acquisizione del codice identificativo europeo in formato QR da apporre sul drone; queste certificazioni permettono di portare il drone anche all’estero;
  • rispetto delle limitazioni operative: il drone deve rimanere sempre a vista del pilota e non superare i 500 metri di distanza. Il volo è limitato a un’altitudine massima di 120 metri dal suolo e deve essere effettuato mantenendo la distanza prevista dal regolamento dai soggetti non coinvolti (50 metri da persone e proprietà e 150 metri da folle e aree edificate) ed operato in zone geografiche in cui è consentito il sorvolo (le mappe, sempre aggiornate e dettagliate, sono reperibili sul portale D-Flight);
  • i droni sopra i 25 chilogrammi appartengono ad una categoria particolare (Specific) e necessitano di autorizzazioni speciali e particolari controlli di sicurezza;
  • fanno eccezione i droni sotto i 250 grammi: se non dotati di dispositivi per riprese audio e video non necessitano di registrazione ma sono tenuti anch’essi al rispetto delle norme di sicurezza.

È importante sapere, inoltre, che per tutti i droni l’assicurazione RCA è obbligatoria, indipendentemente dal loro utilizzo. La polizza deve coprire i danni a terzi causati dal drone durante il volo.

Dato che la tecnologia del settore aerospaziale è in continua e rapida evoluzione, è raccomandabile rimanere sempre aggiornati sulle normative che lo regolano consultando il sito dell’ENAC.

Chi cerca maggiori dettagli e ulteriori informazioni può consultare la sezione del sito ENAC dedicata alla sicurezza aerea (a questo link) e la sezione omologa del sito dell’Unione europea (a questo link).