Ermetico il Ministro Giuli? Ma non scherziamo! (Vincenzo Giglio)

Il discorso d’insediamento del nuovo Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha provocato un vivace dibattito, incentrato per lo più sul linguaggio usato: alto, colto e adatto al suo ruolo secondo alcuni, pretenzioso e inutilmente ermetico per altri.

Eccone un passaggio, ampiamente sottolineato dai mass-media: “Di fronte a questo cambiamento di paradigma, la quarta rivoluzione epocale della storia delineante un’ontologia intonata alla rivoluzione permanente dell’infosfera globale, il rischio che si corre è duplice e speculare. L’entusiasmo passivo, che rimuove i pericoli della ipertecnologizzazione, e per converso l’apocalittismo difensivo che rimpiange un’immagine del mondo trascorsa, impugnando un’ideologia della crisi che si percepisce come processo alla tecnica e al futuro intese come una minaccia”. Tutto chiaro, la maggior parte, solo qualcosa, nulla?

Concediamoci qualche minuto prima di rispondere e diamo un’occhiata al resto.

Nella prospettiva fenomenologica, il diritto è incontrato nell’ordine dell’ortonomia dei parlanti, in quanto si dispiega nell’interezza e unicità dell’io- il se stesso- e non in alcuni suoi frammenti parziali e funzionali (p. 43). L’ortonomia è vista oltre le categorie dell’eteronomia e dell’autonomia” (A. Argiroffi, Una Filosofia del diritto secondo Bruno Romano”). Un pizzico più urticante, vero?

E che vengono a significare (così, almeno direbbe il Commissario Montalbano) gli accenni ad un contraddittorio a battute asincrone e ad una motivazione che deve spingersi ai confini dell’ermetismo per punti didascalici (Cassazione penale)? Alzi la mano chi si sente capace di spiegarlo a parole sue.

E che dire di questa punta estrema per la quale “Se l’ipotiposi del sentimento personale, prostergando i prolegomeni della mia subcoscienza, fosse capace di reintegrare il proprio subiettivismo alla genesi delle concomitanze, allora io rappresenterei l’autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca” (E. Petrolini, Gastone)? Forse che ci voleva un comico per coniare il vero ermetismo, quello fine a se stesso e quindi incomprensibile a tutti, perfino al suo autore.

Esprimiamo pertanto, senza farla troppo lunga, l’opinione che il Ministro Giuli, se le sue parole fossero comparate con gli esempi successivi, spiccherebbe come un comunicatore di massa, un divulgatore degno del compianto Piero Angela.

 E non sapendo che altro fare, chiudiamo con le parole del poeta:

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.