Non si può arrivare a un segreto così grande attraverso una sola strada.
Lo disse Quinto Aurelio Simmaco, patrizio romano, Prefetto dell’Urbe e pagano, nel 384 d. C. nel corso di una storica disputa con Ambrogio, vescovo di Milano.
Simmaco fu sconfitto e insieme a lui il paganesimo.
Ma quella frase è ancora tra noi, come un memento prezioso.
La facciamo nostra, sulla base di due convinzioni nette: che quel segreto così grande sia l’essere umano, ognuno di noi, tutti noi; che la strada oggi seguita per accostarsi al segreto degli ultimi tra noi, i detenuti, i “lasciati indietro”, sia la peggiore tra quelle possibili e che, in alternativa ad essa, ce ne siano molte altre belle e preziose di una delle quali si parlerà adesso.
Il progetto CO2
Prima di parlarne è giusto presentare il suo artefice, Franco Mussida.
Milanese, 74 anni, chitarrista, compositore, arrangiatore, cantautore, formatore musicale, tra i fondatori della Premiata Forneria Marconi, la mitica band PFM.
E poi ancora scultore e curioso di filosofia, pedagogia, comunicazione.
E ancora, operatore sociale con una spiccata sensibilità verso il “territorio del disagio”.
Musica, curiosità e impegno: nascono dal loro incrocio il Centro Professione Musica (CPM), oggi tra i maggiori centri formativi musicali d’Italia, i primi laboratori sperimentali musicali nel braccio del carcere di San Vittore destinato ai tossicodipendenti, la collaborazione con la Comunità Exodus di don Antonio Mazzi finalizzata alla formazione, nelle carceri e sul territorio, di operatori musicali provenienti dall’area del disagio giovanile, raccolte di fondi per iniziative benefiche e tanto altro ancora.
Da tutto questo germina CO2 (a questo link per saperne di più), un progetto sperimentale realizzato e testato tra il 2013 e il 2019 in 12 carceri italiane.
È insieme un progetto e un metodo.
Serve, come si legge sul sito web dedicato, ad “offrire e preservare momenti di intima riflessione a comuni ascoltatori, grazie a una rete di audioteche divisa per stati d’animo realizzata con strumenti tecnologicamente avanzati”.
In quanto metodo, guida all’ascolto consapevole della musica, tutta la musica, di tutti i generi e stili.
Essa entra così nella comunità al servizio delle persone e aiuta a sostenere e rendere più salda la struttura affettiva individuale, dare fiducia, rafforzare emozioni e sentimenti come centro del nostro sistema di relazioni e di benessere.
Si dice sul sito che “L’ascoltatore impara non solo a sentire passivamente la Musica ma la ascolta con il Cuore acceso, imparando a percepirsi intimamente mentre lo fa. Nel tempo che dedica lavora al rafforzamento della sfera affettiva individuale. Favorisce la crescita della sensibilità emotiva personale nei suoi aspetti più positivi e, di conseguenza, favorisce i rapporti di socialità e solidarietà tra gente di ogni età, etnia e nazionalità”.
Il senso ultimo dell’iniziativa è spiegato benissimo da una frase di don Mazzi in relazione al Progetto 1000 chitarre: “Ci sono diversi modi per abbattere i muri. C’è chi li abbatte con le bombe, c’è chi li ha abbattuti con le trombe. Noi invece li vogliamo abbattere con mille chitarre in piazza!”
Tutto questo è CO2.
L’apporto della Camera penale di Milano
La Camera penale di Milano, con il coinvolgimento della sua presidente, Valentina Aliberta, e della sua iscritta Mara Chilosi, ha da tempo intrapreso un percorso di attenzione ed ascolto verso il “pianeta carcere”.
Lo sta seguendo da ultimo con l’iniziativa “Dialoghi sul carcere” che ha una caratteristica particolare: ad essere intervistati non sono magistrati, cattedratici, opinionisti del diritto ma, almeno fin qui, musicisti con uno specifico background, quello di essere stati profondamente coinvolti in esperienze carcerarie.
Il primo incontro, avvenuto sette mesi fa, ha avuto come ospite il noto cantautore Roberto Vecchioni (a questo link per la registrazione del video su Youtube) che ha portato in dote la sua personale esperienza di detenuto, il suo impegno sociale in molteplici conferenze e concerti tenuti dentro le carceri, la sua capacità di racconto della dimensione intima della vita.
Il secondo incontro, tenutosi il 25 settembre, è servito ad ascoltare l’esperienza di Franco Mussida, accompagnato per l’occasione dal musicista e compositore Massimo Germini, anch’egli fortemente coinvolto nel progetto CO2, come “donatore” di brani e operatore nelle carceri di Monza, Milano Opera e Parma (a questo link per il video postato su Youtube).
Poche parole per concludere
A noi pare che esperienze come quelle di CO2 siano davvero preziose perché dimostrano che chi sta in carcere e chi è candidato ad entrarci non sono vuoti a perdere né occasioni definitivamente perdute.
C’è chi, credendoci ed impegnandosi e regalando i propri talenti, indica nuove strade per arrivare al segreto ultimo e più nascosto degli ultimi che ultimi non sono e non dovrebbero essere.
C’è anche chi, in questo caso un’associazione di professionisti legali, dà voce, spazio e visibilità agli interpreti e testimoni di questa sensibilità alternativa e, facendolo, testimonia a sua volta un modello di avvocatura concretamente impegnata a difesa del volto costituzionale della pena.
È questo, ci pare, il merito più grande di tutti coloro che si stanno dando da fare nei modi che abbiamo raccontato: ci dicono che c’è un altrove possibile, già qui e ora, ed è confortante saperlo.
