A parere di Cassazione penale, Sez. 2^, sentenza n. 21114/204, udienza del 6 marzo 2024, l’attività dell’intermediario, che si inserisca come un ponte tra l’estorsore e la vittima del furto, interessata al “cavallo di ritorno” (espressione con cui negli ambienti malavitosi meridionali ci si riferisce alla refurtiva destinata ad essere restituita a fronte della corresponsione di una somma da parte della vittima del furto) per assicurarne la restituzione, integra il reato di estorsione.
Infatti, essa presuppone la coscienza e volontà di aderire ed in definitiva di favorire il conseguimento dello scopo illecito, salvo che il suo intervento abbia avuto la sola finalità di perseguire l’interesse della vittima e sia stato dettato da motivi di solidarietà umana (Sez. 2, n. 37896 del 20/07/2017, Rv. 270723 – 01).
Commento
La decisione annotata è espressione di un indirizzo interpretativo consolidato e quindi non aggiunge né toglie nulla al panorama giurisprudenziale conosciuto.
Se ne parla soltanto per una questione collaterale e marginale ma non troppo.
Ci si riferisce a quell’accenno, evidenziato in neretto, alla meridionalità malavitosa dell’espressione “cavallo di ritorno” dalla quale dovrebbe implicitamente discendere che questa modalità estorsiva sia altrettanto ed esclusivamente meridionale.
Non è vero, semplicemente.
Non lo è nell’origine: l’espressione nasce dall’uso, allorché taluno noleggiava un cavallo per compiere un tragitto di andata e ritorno, di riconoscergli uno sconto per la seconda parte del viaggio perché l’equino, più stanco che all’andata, procedeva più lentamente; la stessa espressione designa il fenomeno dell’emigrazione di una parola da una lingua ad un’altra e del suo successivo ritorno alla lingua originaria con un significato differente (così è avvenuto per il lemma “disegno”, emigrato dall’Italia verso i Paesi anglofoni dove è stato trasformato in “design” ed è tornato da noi tale e quale, mantenendo il nuovo significato.
Non lo è linguisticamente, per le stesse ragioni.
Non lo è nel radicamento territoriale: ecco un esempio, selezionato tra i tanti possibili, tratto dal sito della Polizia di Stato e consultabile a questo link; non sfuggirà ai lettori che la brillante operazione che vi è descritta riguarda un territorio, accusati e vittime che nulla hanno a che fare col Meridione.
Piacerebbe pertanto che questo e tanti altri automatismi espressivi ingiustificati – e peraltro, inutili nel percorso argomentativo – venissero rimossi dal lessico giudiziario.
